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La Terra nel Pensiero Ebraico

 
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La Terra nel Pensiero EbraicoÈ oggi più che mai difficile dare un giudizio teologico sereno sul movimento di ritorno del popolo ebraico nella "sua" terra. Di fronte ad esso, noi prima di tutto, non possiamo dimenticare, in quanto cristiani, il dono fatto anticamente da Dio al popolo d'Israele di una terra sulla quale è stato chiamato a riunirsi...

Nel corso della storia, l'esistenza degli ebrei è stata costantemente divisa tra la permanenza tra le nazioni e l'anelito verso un'esistenza nazionale su questa terra. Questa aspirazione pone numerosi problemi alla stessa coscienza ebraica.

Per comprendere in tutte le loro dimensioni tale aspirazione e il dibattito che ne deriva, i cristiani... devono tener conto dell'interpretazione che danno del loro radunarsi attorno a Gerusalemme gli ebrei che, in nome della loro fede, lo considerano come una benedizione. (Comitato episcopale francese per le relazioni con l'ebraismo - 1973).

Nonostante 2000 anni di diaspora la storia d'Israele resta sempre legata alla sua Terra. Il desiderio di tornarvi ha le sue radici nella Bibbia ed è legato all'escatologia. Lo si ritrova nella liturgia e nella letteratura, mentre la tensione tra diaspora e Terra d'Israele è stata spesso l'oggetto delle discussioni dei rabbini, fino ad oggi, anche dopo la nascita del sionismo e la creazione dello Stato d'Israele.

LA TERRA NELLA BIBBIA: PROMESSA E PROPRIETA' DI DIO

Anche se la creazione dello Stato d'Israele è stata il risultato immediato del sionismo politico, essa comunque trova la sua ispirazione nella rivendicazione del popolo ebraico di un diritto mai revocato sulla terra affidatagli da Dio, che ne è il legittimo proprietario: "E vi farò entrare nel paese che ho giurato a mano alzata di dare ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe, e ve lo darò in possesso... e tutto questo paese, di cui ho parlato, lo darò ai tuoi discendenti, che lo possederanno per sempre" (Es 6,8; 32,13). Però la terra rimane proprietà di Dio. Varie sono le disposizioni religiose e sociLa Terra nel Pensiero Ebraicoali che, regolando la vita nel paese, confermano il diritto di proprietà di Dio su di essa: l'anno sabbatico e il giubileo (Lv 25); il divieto del prestito ad interesse (Es 22,24); la remissione generale dei debiti alla fine di ogni settennio (Dt 15,1-6); l'assistenza ai poveri (Dt 15,7-8); l'offerta delle primizie nel santuario (Dt 26,1-11). Israele è chiamato a vivere nel paese come Dio desidera e, se non vive conformemente alla Torah e non obbedisce, Dio minaccia di sottrarglielo (Dt 11,16s). Le minacce dei profeti contro gli abusi sociali e religiosi nel paese (Am 5,27; Os 3,4) sono ancora più violente di quelle del Deuteronomio e divengono realtà quando il popolo viene esiliato a Babilonia.

Tuttavia l'esilio non è l'ultima parola di Dio perché i profeti annunceranno un nuovo inizio: Osea che parla di Israele ricondotto nel deserto per ricevere di nuovo il dono della terra ma con altre condizioni (Os 2,14-25); Geremia, il cui acquisto di un campo predice simbolicamente la ricostruzione del paese (Ger 32,15); il Deuteroisaia che insiste in modo particolarmente impressionante sull'attesa del ritorno (Is 40-55); Ezechiele, infine, che descrive puntualmente la situazione del paese dopo il ritorno (Ex 40-48).

Questo inizio così atteso si realizzerà con Ciro, anche se non tutti tornano nel paese e molti restano a Babilonia. Da questa data in poi il popolo d'Israele esiste abitando sia in Israele sia nella Golah (esilio) e il pensiero dei rabbini d'Israele è influenzato dai bisogni della Golah.

IL PENSIERO RABBINICO SU ISRAELE E LA GOLAH

La polarità tra Israele e la Golah ha trovato un'eco nelle scritture rabbiniche. Nonostante l'importanza delle Accademie di Babilonia, la Palestina è stata sempre considerata da tutti gli Ebrei il luogo di realizzazione della lora salvezza, come emerge dal fatto che, nei testi rabbinici, essa è chiamata soltanto "terra d'Israele" o "la terra" con l'articolo determinativo. La Terra data in possesso da Dio al suo popolo continua a appartenere ad Israele e, secondo la Mishnah, non deve essere venduta ai pagani:

"Nel paese d'Israele non devi affittare case ai pagani; non è necessario menzionare espressamente che questo riguarda anche i campi. In Siria è permesso affittare loro le case ma non i campi. Fuori del paese è permesso vendere loro le case e affittare loro i campi. Questa è l'opinione di Rabbi Meir. Ma Rabbi Jossé ben Halaphta dice: Nel paese d'Israele è permesso affittare loro le case ma non i campi. Nella Siria è permesso vendere loro le case e affittare loro i campi. Fuori del paese è permesso vendere loro le case e anche i campi." (Av.Z. 1,8)

C'è inoltre il precetto, per gli ebrei, di vivere nella terra:

"Devi vivere nella Terra d'Israele, anche in una città dove gli abitanti sono in maggioranza pagani, e non devi vivere fuori della Terra, anche in una città dove tutti gli abitanti sono ebrei. Perché abitare nella Terra vale tutte le prescrizioni della Torah." (Ket 110b)

Poiché però non è sufficiente vivere nella terra, ma ci si deve anche adoperare per la costruzione del paese, le leggi rabbiniche sollecitano il rimboschimento della terra:

"All'inizio della creazione, il Santo, sia benedetto, si occupava soltanto delle piante, perché è scritto: 'Il Signore Dio pianta un giardino in Eden' - per questo anche voi, quando venite nel paese, dovete prima occuparvi soltanto di piantare nella terra." (Lev.r. 25,3 su 19,23)
I rabbini si rendono comunque conto che una concentrazione di tutti gli ebrei in Palestina è un'utopia e che la Golah non può non continuare ad esistere.

ATTESA ESCATOLOGICA

Il ritorno d'Israele è un evento escatologico. Già dall'epoca dell'esilio le promesse profetiche sul ritorno nel paese si rivestono di caratteristiche messianiche. La conclusione, ad esempio, del libro di Amos, dovuta ad un anonimo, descrive il paese con tratti così paradisiaci: "Ecco verranno giorni - oracolo del Signore -, in cui si accavalleranno bifolco e mietitore, chi pigia le uve e chi sparge il seme; dai monti stillerà mosto; tutti i colli si struggeranno..." (Am 9,13-15). Altre volte si sottolinea l'attesa del ritorno delle dieci tribù perdute del Nord. Ezechiele descrive questo evento con il simbolo dei due pezzi di legno riunificati (Ez 37, 15-28), un modo per dire che Dio riunisce tutte le tribù d'Israele nel paese, per un'alleanza nuova ed eterna con il suo popolo.

Per i rabbini infine, più importante della riunione dei viventi è la risurrezione dei morti alla fine dei tempi, che avrà luogo nella Terra d'Israele. Secondo la tradizione, infatti, i sepolti nella Terra d'Israele sono dei privilegiati: "Ognuno che è sepolto in Israele somiglia a uno che è sepolto sotto l'altare". Ci sono anche affermazioni secondo cui quelli che sono sepolti fuori del paese non parteciperanno alla risurrezione. Per questo si cerca di portarli in qualche modo nel paese. Di qui l'usanza di mettere un po' di terra d'Israele nella bara di chi muore fuori del paese d'Israele, affinché anche lui resti legato alla terra d'Israele per aver parte alla risurrezione. Usanza che esiste ancora oggi.

NOSTALGIA DI SION NELLA PREGHIERA

La nostalgia di Sion da parte degli ebrei di tutte le epoche si riflette in quella letteratura in cui si esprimono i sentimenti e le speranze più intime di una comunità religiosa: le preghiere della sinagoga e della liturgia familiare. Nelle Diciotto Benedizioni tre volte al giorno si invoca: "Raccoglici da tutti gli angoli del mondo"; come pure: "Che i nostri occhi vedano quando tu ritorni a Sion nella tua misericordia". Da sempre il desiderio di tornare a Sion si esprime ogni anno alla fine del Seder di Pesah: "L'anno prossimo a Gerusalemme".

Nella poesia medioevale questo desiderio del ritorno si trova espresso specialmente nei Canti di Sion di Jehudah Halevi:

Tu, di splendide visioni, gioia dell'Universo, grande città regale,
a te anela l'animo mio, da questa estremità di ponente.
Mi struggo nel mio intimo, quando ricordo l'Oriente,
la tua gloria esiliata, la tua dimora distrutta.
O potessi io volare portato dalle ali di aquile,
per cospargere di lacrime la tua polvere!
Ti desidero, anche se il tuo Re è assente, anche se al posto della tua rocca profumata vi sono serpi, pitoni e scorpioni,
eccomi qui per restaurare e baciare le tue pietre,
poiché il sapore delle tue zolle è per me migliore del miele!

Preghiere e canti come questi nascono dalla convinzione che fuori d'Israele si vive nella Golah, nell'esilio e che la vera patria è la Terra d'Israele. Per questo la relazione tra gli ebrei e la Terra Santa non è stata mai interrotta e durante tutto il Medioevo sono esistite comunità ebraiche importanti in Gerusalemme e a Safed e più piccole a Nablus e Hebron e l'immigrazione di singoli individui in Palestina non è mai stata interrotta.

IL RITORNO NEL PAESE

Tra il 1881 et il 1882 centinaia di associazioni sorsero in Russia per promuovere l'immigrazione degli ebrei in Palestina. Nel 1882 un gruppo di studenti parte da Odessa con lo scopo di lavorare la terra qui. Questo arrivo in Palestina è considerato come l'inizio di un nuovo stabilirsi ebraico nel paese e ritenuto come la prima Aliyah.

Il sionismo politico comincia con Theodor Herzl (1860-1904), il quale ha l'idea di erigere uno stato ebraico in Palestina per permettere agli ebrei di sfuggire alle ostilità antisemite. Dal 1894 alla morte, Herzl si impegna con tutte le sue forze a realizzare questa idea. Grazie alle pressioni di Chaim Weizmann, che diventLa Terra nel Pensiero Ebraicoerà il primo presidente dello Stato d'Israele, il governo della Gran Bretagna pubblica nel 1917 la "Dichiarazione Balfour" in cui si impegna a sostenere "la fondazione di una patria nazionale per il popolo ebraico in Palestina". Il primo passo verso la realizzazione di questo progetto si ebbe quando, dopo la fine della prima guerra mondiale, la Palestina divenne territorio sotto mandato britannico.

Contemporaneamente però la Gran Bretagna promette anche agli arabi una loro patria nazionale, soprattutto allo Sceriffo Hussein della Mecca e rinuncia al proprio mandato sul territorio della Transgiordania occupato nel frattempo da Abdullah, figlio di Hussein. Più tardi diventerà questo l'attuale regno di Giordania. Con questi presupposti nasce lo Stato d'Israele, proclamato il 14.5.1948, sulla base della risoluzione dell'ONU del 28.11.1947, mai accettata dagli arabi.

Nonostante immani difficoltà, lo Stato d'Israele festeggia oggi i suoi primi cinquant'anni, pieni di problemi e di lotte ma sempre di speranza per una pace giusta e duratura non più lontana.

 
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