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In diversi ambienti cristiani
(gruppi, comunità religiose e parrocchie) si diffonde
sempre più l'uso di celebrare la cena pasquale
ebraica con l'intento di vivere e comprendere
meglio la pasqua cristiana.
Il presente testo offre alcuni
elementi di riflessione e qualche criterio di
orientamento perché questa pratica non sia fonte
di ambiguità ma avvenga nel rispetto sia della
identità ebraica che cristiana.
Seder in ebraico vuol dire
"ordine" e indica l'insieme delle parti che compongono
un rito. Quando si parla di seder pasquale si
intende l'insieme della celebrazione- che può
prolungarsi per diverse ore - in cui gli ebrei,
per la pasqua, ricordano e rivivono in famiglia
l'evento della loro liberazione dall'Egitto: "schiavi
fummo del Faraone in Egitto, ma di là ci fece
uscire il Signore, nostro Dio, con mano forte
e braccio disteso. Se il Santo - benedetto egli
sia - non avesse fatto uscire i nostri padri dall'
Egitto, noi, i nostri figli e i figli dei nostri
figli saremmo ancora schiavi del Faraone in Egitto"
(dall' Haggadah). 
Poiché il momento più importante
del seder pasquale è il racconto di come Dio,
"con mano forte e con braccio disteso", portò
a termine la liberazione dall'Egitto, esso è chiamato
anche, comunemente, Haggadah, termine che vuol
dire "narrazione", dalla radice ngd, narrare.
L'Haggadah è il testo più importante della pasqua
ebraica: fondato sul precetto biblico di raccontare
ai figli l'intervento liberatore di Dio dall'Egitto
(Dt 6,20), costituito da alcuni elementi stabili
e da altri variabili (a seconda delle comunità
della diaspora) e arricchito di miniature, disegni,
canti, commenti e rubriche varie.
Secondo gli studiosi l'Haggadah,
così come oggi é conosciuta e come testo liturgico
a parte, fu redatta, per la prima volta, verso
il settimo o l'ottavo secolo dell'era cristiana.
Ma se la sua redazione è tardiva, i riti e le
preghiere che essa contiene sono molto più antichi:
i più importanti si trovano già nella Mishnah
(la prima raccolta scritta della Torali orale
dell'ebraismo risalente al 200 d.C.) e alcuni
di essi risalgono anche ad un'epoca pre-cristiana.
Essendo il seder il memoriale che attualizza l'azione
liberatrice di Dio a favore del suo popolo, gli
ebrei ne commentano e ne reinterpretano il testo
di generazione in generazione, fino ad oggi.
Il testo dell'Haggadah, la
parte centrale del seder, fu stampato, per la
prima volta, nel 1482 a Guadalajara, in Spagna,
e da allora si sono moltiplicate le edizioni che
hanno fatto di questo libro una delle opere più
belle, ricche e popolari dell'ebraismo.
Il Nuovo Testamento ci dice
che Gesù era fedele all'osservanza della pasqua
come pure delle altre feste quali la pentecoste
(shavu'ot) e le capanne (sukkot). In Mt 26, 17
si legge: "Il primo giorno degli azzimi i discepoli
si avvicinarono a Gesù e gli dissero: dove vuoi
che ti prepariamo per mangiare la pasqua?".
"Mangiare la pasqua" è sinonimo
di "celebrare la pasqua" e rimanda al momento
centrale del rito costituito dalla immolazione
dell'agnello nel tempio di Gerusalemme e dalla
manducazione di alcune delle sue parti nelle famiglie,
in "memoriale" dell'intervento liberatore di Dio
a favore di Israele nel tempo della sua oppressione
in Egitto. 
A parte, però, questi due dati
(l'immolazione dell'agnello e il suo valore di
memoriale), il Nuovo Testamento non ci dice nulla
su come, di fatto, la pasqua fosse celebrata,
e non esistono delle fonti contemporanee che ne
parlino. Non si è trattato, comunque, di un seder
pasquale come oggi è celebrato perché questo,
come si è detto, risale a molti secoli successivi.
Dal punto di vista storico
c'è ancora da aggiungere che, dal Nuovo Testamento,
non si può affermare con sicurezza che l'ultima
cena di Gesù sia stata una cena o un pasto pasquale.
Oggi aumentano gli studiosi che propendono ad
interpretarla come cena d'addio.
Comunque su un dato gli autori
del Nuovo Testamento concordano: nell'interpretare
in chiave pasquale la morte di Gesù sulla croce
e il suo testamento-memoriale consegnato nella
sua ultima cena, nel comando: 'fate questa in
memoria di me" (Le, 22,19).
EUCARISTIA E
SEDER PASQUALE
L'eucaristia cristiana, con
cui la chiesa tramanda nei secoli il memoriale
della morte e risurrezione di Gesù, è legata,
oltre che alla pasqua, anche alla preghiera di
benedizione con cui gli ebrei, già dall'epoca
neotestamentaria, accompagnavano i loro pasti
principali: "Ora, mentre essi mangiavano, Gesù
prese il pane e, pronunciata la benedizione, lo
spezzò e lo diede ai suoi discepoli... Poi prese
il calice e, dopo aver reso grazie  ,
lo diede loro dicendo... " (Mi 26,26-27).
Le formule pronunciare la benedizione
e rendere grazie rimandano ad una delle azioni
liturgiche più importanti dell'ebraismo: la preghiera
prima del pasto (birkat ha-mozzi) e dopo il pasto
(birkat ha-mazon) che consiste nel riconoscere
nei beni della terra - di cui il pane e il vino
sono la parte per il tutto - la benevolenza di
Dio, creatore e redentore, che li sottende e li
trasforma in doni.
Questa preghiera, che si apre
con la birkat hamozzi (di origine rabbinica) e
si conclude con la birkat ha-mazon (di origine
biblica, perché fondata su Dt 8,10), viene fatta
risalire, nei contenuti sostanziali, al periodo
postesilico (dal 587 a.C. in poi) e accompagna
sempre ogni pasto, anche quello pasquale.
Anche nell'ipotesi che Gesù
abbia celebrato una cena di addio invece che una
cena pasquale, resta il legame essenziale di quello
che lui ha detto e ha fatto con la preghiera di
benedizione: perché questa accompagna obbligatoriamente
ogni pasto e non solo quello di pasqua.
E' dentro l'orizzonte della
benedizione che Gesù ha istituito il memoriale
della sua morte e della sua risurrezione ed è
dentro questo stesso orizzonte che la chiesa lo
tramanda con la sua "preghiera eucaristica", al
centro della propria liturgia.
SI PUÒ PARLARE
DI SEDER CRISTIANO?
Parlare di seder cristiano
è ambiguo e storicamente inesatto e va evitato.
Altrettanto ambigua e da evitare è l'espressione
"celebrazione cristiana del seder pasquale": perché
il seder pasquale appartiene alla tradizione ebraica
e solo gli ebrei ne sono i soggetti celebranti.
Può essere invece corretto parlare di seder pasquale
per comunità cristiane oppure di celebrazioni
cristiane con testi del seder pasquale.
In casi come questi si potranno
utilizzare, nel corso di una preghiera o di una
paraliturgia cristiana, elementi testuali o rituali
del seder pasquale ebraico, ispirandosi al principio
secondo cui da sempre la tradizione cristiana
ha arricchito la sua liturgia di elementi della
tradizione ebraica: dalla lettura della Torah
e dei Profeti alla preghiera dei salmi. Ma deve
essere chiaro, in casi come questi, che non si
tratta di appropriarsi del rito ebraico ma di
riscoprire la propria fede alla luce della tradizione
ebraica alla quale aprirsi con riconoscenza.
UN CRISTIANO
PUÒ CELEBRARE IL SEDER?
Essendo il rito costitutivo
dell'ebraismo, il sed  er
pasquale può essere celebrato solo dagli ebrei
che ne sono soggetti e destinatari. Ciò non vuol
dire, però, che la sua ricchezza debba restare
preclusa ai cristiani.
L'ideale sarebbe di partecipare
ad un seder pasquale invitati da amici ebrei nella
loro casa. Si sarebbe così veramente "ospiti"
della tradizione e della fede ebraica alla quale
la chiesa "è legata a livello stesso della propria
identità" (cfr Sussidi, I,1).
Fra soli cristiani, invece,
non si tratterà di celebrare il seder, bensì di
riflettere, studiare e approfondirne il testo,
in un "ascolto" pieno di rispetto e di riconoscenza.
In questo caso un'ipotesi potrebbe
essere di invitare, nel proprio gruppo o comunità,
un rabbino o un ebreo osservante, cioè una persona
veramente competente, chiedendogli di condividere
la sua esperienza e la sua lettura del seder pasquale:
testi, riti, simbolismi e storia.
Qualora non si potesse avere la presenza di
un rabbino, i cristiani possono accostarsi da
soli o in gruppo al seder pasquale studiandone
la struttura, leggendone i testi e spiegandone
i riti, con l'aiuto di una persona sensibile
e esperta. E' chiaro che in casi come questi,
non si può parlare di celebrazione del seder
pasquale, ma di un suo studio in chiave pedagogica
e didattica.
CONCLUSIONE
Per conoscere il seder pasquale non basta leggerne
i testi e comprenderne i simboli ma è necessario
entrare in comunione con la fede del popolo
ebraico che in essi ha preso corpo e che attraverso
essi si tramanda.
Per questo l'atteggiamento
cristiano nei confronti del seder pasquale è di
condividere la storia del popolo ebraico, accogliendo
il dono incomparabile di essere "ospiti" della
sua "casa" e riscoprendo "il vincolo" che ad esso
ci lega, come afferrata l'inizio della Nostra
Aetate 4: "Scrutando il mistero della chiesa,
questo sacro concilio ricorda il vincolo con cui
il popolo del Nuovo Testamento è spiritualmente
legato con la stirpe di Abramo" (Concilio Ecumenico
Vaticano II). |