MEMORIA DELLA RIVELAZIONE
Per
la tradizione ebraica, soprattutto rabbinica, la festa
di shavu'ot o pentecoste è celebrazione e memoriale
dell' evento straordinario verificatosi sul Sinai al
terzo mese dall' uscita dall'Egitto (crf Es 19, 1-9):
da una parte Dio che si rivela ad Israele chiedendogli
di accogliere liberamente la sua parola e i suoi comandamenti,
dall'altra Israele che risponde accettando gli ordini
ricevuti: «Quanto il Signore ha detto, noi lo
faremo e ascolteremo» (Esodo 24,7). Evento straordinario:
in cui Dio si rivela non come forza, potere od energia
bensì come amore personale che elegge e si consegna
alla libertà umana e in cui Israele si decide
per Dio divenendo suo partner e popolo d'alleanza. Shavu'ot,
per i rabbini, ricorda e attualizza questo evento dove
Dio ed Israele si vincolano ad un patto di amore e di
fedeltà come quello fra lo sposo e la sua sposa,
come vogliono alcuni maestri per i quali sul Sinai si
celebra lo sposalizio fra Dio e Israele, dal quale dipende
lo shalom: la pienezza dei beni messianici e la felicità
del mondo.
IL TERMINE «SHAVU'OT»
Vuol dire «settimane»
e sottintende il numero sette, perché la festa
è celebrata «sette settimane» dopo
pasqua: «Conterai sette settimane; da quando si
metterà la falce nella messe comincerai a contare
sette settimane» (Levitico 23, 15). Lo stesso
significato ha il termine pentecoste che, in greco,
vuol dire «cinquantesimo», sottinteso giorno,
rispetto al giorno di pasqua inteso come primo giorno.
Anche se, come appare da questi testi, nella Torah scritta,
la festa di pentecoste ha un carattere agricolo, con
il tempo essa si è lentamente storicizzata, rivestendosi
di un nuovo significato: non più solo celebrazione
di Dio come donatore dei frutti della terra bensì
di Dio come donatore della Torah e della rivelazione
ad Israele. Anche se è difficile datare con esattezza
quando avviene questo passaggio dalla dimensione naturalistica
alla dimensione storica, è comunque certo che
dall' epoca rabbinica in poi la festa di pentecoste
è legata quasi esclusivamente al dono della Torah,
come ancora oggi si legge nel qiddush; «Benedetto
sei tu, Signore nostro Dio, che ci hai scelti tra tutti
i popoli e ci hai innalzati al di sopra di tutte le
lingue santificandoci con i tuoi comandamenti. Signore
nostro Dio, poiché tu ci ami, ci hai dato incontri
per la nostra gioia, feste e tempi per il giubilo e
questa festa delle settimane: tempo del dono della nostra
Torah, convocazione santa per amore.
ALTRI TERMINI
Nella Torah scritta, in Esodo 23, 16,
se ne parla come chag ha-katzir, «festa della
mietitura»: «Osserverai la festa della mietitura
delle primizie dei
tuoi lavori, di ciò che semini nel campo»;
mentre in Numeri 28,26, come yom ha-bikkurim, «giorno
delle primizie». «Il giorno delle primizie,
quando presenterete al Signore una oblazione nuova,
alla vostra festa delle settimane, terrete una sacra
adunanza; non farete alcun lavoro servile». Fino
alla distruzione del tempio (70 d.C) sarà questa
la dimensione prevalente della festa, alla quale la
Mishnah dedicherà il trattato Bikkurim, dove
se ne descrive il rituale ricco e suggestivo.
Nella Torah orale la festa viene invece ricordata con
il nome di atzeret, «conclusione», per due
ragioni: perché la festa di shavu'ot, a livello
agricolo, concludeva il ciclo delle offerte delle primizie
iniziato con la mietitura dell'orzo e con la festa delle
mazzot («azzime»); soprattutto perché,
a livello storico, conclude il significato della pasqua
il cui compimento è nel dono della Torah.
Nella liturgia, infine, pentecoste
è celebrata come zeman mattan Toratenu, tempo
del dono della nostra Torah. Si tratta di una denominazione
per noi paradossale in cui la Legge consegnata da Dio
ad Israele non è vissuta come peso ma celebrata
come dono.
IL LEGAME CON LA PASQUA
La festa di Pentecoste ha un legame
costitutivo con la pasqua che già la Torah scritta
richiama e sottolinea: «Dal giorno dopo il sabato,
cioè dal giorno che avrete portato il covone
da offrire con il rito di agitazione, conterete sette
settimane complete. Conterete cinquanta giorni fino
all' indomani del settimo sabato e offrirete al Signore
una nuova oblazione. Porterete dai luoghi dove abiterete
due pani per offerta con rito di agitazione, i quali
saranno di due decimi di efa di fior di farina e li
farete cuocere lievitati; sono le primizie in onore
del Signore» (Levitico 23, 15- 17).
Questo legame è ripreso e ribadito
dalla liturgia con il rito noto come sefirat ha-omer
che consiste nel pronunciare ogni giorno una benedizione
nel periodo che separa pesach da shavu'ot, scalando
ogni volta i giorni che avvicinano alla festa di pentecoste.
Maimonide così spiga l' importanza e il senso
di questo rito dell'omer: «(Per arrivare a shavu'
ot) noi contiamo i giorni che ci separano dalla festa
precedente di pasqua allo stesso modo che chi aspetta
un grande amico in un giorno stabilito conta i giorni
e anche le ore. Il motivo per cui, tra l'anniversario
della nostra partenza dall' Egitto e l' anniversario
del dono della Torah, contiamo i giorni che passano
dall'offerta dell'omer è questo: perchè
il dono della Torah è lo scopo e l'oggetto dell'
esodo dall'Egitto».
Il dono della Torah che Dio consegna
sul Sinai ad Israele non è un momento successivo
alla liberazione dall' Egitto (Dio prima lo fa uscire
e poi gli offre la Torah) ma ne è la ragione
interna e la stessa intenzione motivante; Dio lo fa
uscire dall'Egitto per fargli dono della Torah. L'esodo
dall' Egitto non è fine in sé ma è
voluto per il Sinai. In esso Israele passa dalla dipendenza
sotto il Faraone all' obbedienza di fronte a Dio; dal
vivere per sé, che è schiavitù,
al vivere secondo Dio, che è libertà;
in una parola: dalla servitù al servizio.
«IL DONO DELLA TORAH»
Festa del matan Torah, donazione o
dono della Torah, la pentecoste è la chiave di
lettura più importante per capire che cos'è
la Torah per l'ebraismo: non legge che toglie all' uomo
la libertà ma dono divino che la instaura nella
soggettività. «Perché, si chiedono
i Maestri, nella Scrittura Israele viene paragonato
ad una colomba?». A questa domanda un saggio risponde:
«Quando Dio creò la colomba, questa tornò
dal suo creatore e si lamentò: Oh Signore dell'
universo, c' è un gatto che mi corre sempre dietro
e vuole ammazzarmi e io devo correre tutto il giorno
con le mie zampe così corte. Allora Dio ebbe
pietà della povera colomba e le diede due ali.
Ma poco dopo la colomba tornò dal suo creatore
e pianse: oh Signore dell' universo, il gatto continua
a corrermi dietro e mi è così difficile
correre con le ali addosso. Esse sono pesanti e non
ce la faccio più con le mie zampe così
piccole e deboli. Ma Dio le sorrise dicendo: "Non
ti ho dato le ali perché tu le porti addosso,
ma perché le ali portino te". Così
è anche per Israele, conclude il commentatore;
quando si lamenta della Torah e dei comandamenti, Dio
risponde: "Non vi ho dato la Torah perché
sia per voi un peso e perché la portiate, ma
perchè la Torah porti voi"».
La Torah non priva l' uomo della sua autonomia ma gliela
garantisce e l'eteronomia divina non mette in discussione
l' autonomia umana,anzi è la sola che la istituisce.
SHAVU'OT NELLA LITURGIA
-
lettura della parashah («brano
della Torah»): Esodo 19-20,al cui interno
si trova il decalogo (Es 20, 1-17);
-
lettura della haftarah («brano
profetico»):
Ezechiele 1-3, 12: la visione del carro: simbolo
dello splendore con cui Dio si è rivelato
donando ad Israele la Torah;
-
il rotolo di Rut: la moabita
che, scegliendo il popo  lo
d' Israele come suo popolo, è il modello
di chi "si rifugia sotto le ali del Signore"
(cf Rut 2, 12);
-
il tiqqun: che significa, «edificazione»,
«riparazione», «correzione»,
«miglioramento».
Poiché, per la tradizione ebraica,
il mondo è stato creato da Dio imperfetto e attende
di essere completato, durante la notte di Pentecoste
gli ebrei leggono la Torah per portare a termine la
creazione. Come Dio ha creato il mondo per mezzo della
Torah, così i suoi figli lo migliorano concreandolo
e riconcreandolo attraverso lo studio della Torah. Per
questo ci si raccoglie, durante la notte, nelle sinagoghe
o nelle case e, con modalità che variano da comunità
a comunità, si studia la Torah scritta e la Torah
orale.
NEL MIDRASH
-
«Perché i dieci
comandamenti sono rivolti al singolo e non a tutto
il popolo? Affinchè ciascuno in particolare
debba dirsi: "Per me è stata data la
Torah, perché la osservi"»;
-
«Perché la Torah
è stata data nel deserto e non in terra d'Israele?
Perché gli altri popoli non dicessero: "A
noi è stata data ma non a loro" e perché
Israele non pensasse: " Noi abbiamo diritto
alla Torah ma non voi"»;
-
«Più di tutti gli
israeliti presenti al monte Sinai è caro
a Dio il convertito. Egli infatti, pur non essendo
stato testimone del fulmine, del tuono e del suono
di tromba che accompagnarono la rivelazione, ha
accolto su di sé il giogo del Cielo, vale
adire la Torah. C'è qualcuno che può
dirsi più caro a Dio di lui?».
PENTECOSTE EBRAICA E PENTECOSTE
CRISTIANA
Per le scritture cristiane il giorno
di shavu'ot coincide con la discesa dello Spirito del
Risorto sugli apostoli: «Mentre il giorno di Pentecoste
stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso
luogo. Venne all' improvviso dal cielo un rombo, come
di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta
la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come
di fuoco che si dividevano e si posavano su ciascuno
di loro; ed essi furono tutti ripieni di Spirito Santo
e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito
dava loro il potere d' esprimersi» (Atti 2, 1-4).
Il racconto della discesa dello Spirito
è legato profondamente al racconto della rivelazione
di Dio sul monte Sinai sia a livello di linguaggio e
di simboli (il «vento», il «fuoco»
e le «lingue») che a livello di contenuto
e di teologia: lo spirito che Gesù dona in forza
della sua morte e della sua resurrezione è la
potenza dell'Amore con cui Dio ama e chiama ad amare.
Nell'evento dello Spirito accade e si riproduce la potenza
della voce rivelatasi sul monte Sinai come legge dell'amore.
La Pentecoste cristiana non è superamento della
Pentecoste ebraica ma assunzione e radicalizzazione
dei suoi significati.
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