Non è cosa frequente trovare in un documento
romano la raccomandazione di mettere in luce, nella
predicazione e nella catechesi, una delle responsabilità
collettive che gravano più pesantemente sulla
coscienza del mondo cristiano. Il fatto merita di
essere notato: non già per un gusto morboso
di auto-accusa, ma per rilevare che la colpa non è
cosa strettamente individuale, e che la comunità
cristiana in quanto tale può fare l'esperienza
del pentimento e della misericordia.
Ciò premesso, impossibile riassumere in qualche
pagina il bilancio di due millenni di storia. E se
ci si accontenta di giustificarne la conclusione,
dimostrando la negatività del risultato, si
trascura di menzionare i periodi e le regioni che
hanno visto ebrei e cristiani vivere in buon accordo.
C'è anche il rischio di sottovalutare i molteplici
casi individuali, reperibili in ogni epoca, che dimostrano
come la comunicazione reciproca non sia mai stata
totalmente interrotta. E finalmente si sarebbe ingiusti
nei riguardi di quei cristiani che, nei momenti critici,
hanno saputo risolutamente schierarsi dalla parte
degli ebrei. Non si fa opera di riconciliazione se
alla ricerca della verità si sostituisce la
ripetizione di certi stereotipi, il cui unico vantaggio
è quello di acquistare lo spinto. Bisogna quindi
guardarsi dal tentare qui anche un semplice riassunto
di questa storia, rimandando agli storici uno studio
più approfondito (Léon Poliakov: Histoire
de tantisémitisme (4 volumi), Calmann-Levy;
ed. ridotta In 2 volumi nel 1981. F. Lovsky: L'entisémitisme
chrétien, ed. Le Cerf, 1970.).
Primo punto di riferimento è la rottura fra
Chiesa e Sinagoga e il loro reciproco allontanamento
nell'antichità. Espulsione dei cristiani dalla
sinagoga e, simmetricamente, progressiva cancellazione
d'una presenza ebraica in una Chiesa dove non aveva
tardato a divenire minoritaria. Quindi, polemiche
fra Chiesa e Sinagoga, avvelenate dalla concorrenza
missionaria fra le masse pagane. Destino sempre più
precario riservato agli ebrei nell'impero divenuto
cristiano. In Occidente, brutale aggravamento della
sorte degli ebrei, ad iniziare dalla fine dell'XI
secolo, con i massacri che accompagnano l'inizio delle
Crociate. Accuse di delitti rituali o di profanazioni
d'ostie, accompagnate da violenze popolari. Persecuzioni,
da parte dell'Inquisizione spagnola, degli ebrei convertiti
tornati segretamente alla pratica del giudaismo. Espulsione
degli ebrei e confisca dei loro beni da parte di sovrani
cristiani. Pogroms dell'Europa Centrale e della Russia.
E, soprattutto, il parossismo che è stato,
nel XX secolo, il tentativo di sterminio totale del
popolo ebraico.
Quest'ultimo evento non può certamente iscriversi
in continuità coi precedenti. Nel suo spirito,
il nazismo era altrettanto anti-cristiano che anti-giudaico.
Resta il fatto che la maggioranza dei nazisti era
composta di battezzati. (Più di un cristiano
rischierà di trasalire sentendo un ebreo annoverare
Hitler fra I cristiani. Nell'interesse del dialogo,
è opportuno sapere che ii termine « cristiano
» non ha esattamente la stessa valenza per gli
ebrei e per noi. Mentre per noi, infatti, evoca anzitutto
un'opzione religiosa, indicando chi aderisce alla
fede cristiana (non mancano battezzati che, in piena
buona fede, si dichiarano non cristiani), molti ebrei
intendono sulle prime (non esclusivamente) la designazione
di un'appartenenza sociale. Nello nostre regioni,
dire « cristiano » equivale allora, grosso
modo, ad indicare un non-ebreo e non-musulmano. Prima
d'indignarsi di questa semplificazione — e senza
per questo rinunziare a spiegarsi meglio — H
cristiano farà bene a domandarsi come mai la
storia l'abbia resa possibile).
Il tentativo di genocidio è stato perpetrato
in seno all'Europa cristiana, ed ha potuto prodursi
a causa della passività dei cristiani, e talvolta
perfino con la loro complicità. Questo passato
antico e recente non deve cadere nell'oblio, per varie
ragioni che investono direttamente la fede cristiana.
Superfluo dimostrare che una tale storia si oppone
direttamente all'ideale di carità che dovrebbe
caratterizzare il cristiano. Ma tale contraddizione
merita d'essere esaminata più attentamente.
Infatti, dando prova d'arroganza nei riguardi degli
ebrei, i cristiani si sono resi esattamente colpevoli
proprio di quello di cui gli stessi ebrei li rimproverano
a partire dal Nuovo Testamento: trarre motivo da ciò
che si è ricevuto da Dio senza alcun merito
per inorgoglirsi, dinanzi a Dio, a scapito altrui.
Disprezzare l'ebreo in nome del Vangelo è una
perversione del messaggio di Cristo. II Vangelo è
un richiamo alla conversione interiore: l'antisemitismo
cristiano consiste nel designare l'altro come colui
che ha bisogno di conversione.
L'antisemitismo cristiano si è nutrito di
argomenti teologici. Il cristianesimo non ha inventato
l'antisemitismo, (Nell'ultima edizione (quella ridotta)
della sua Histoire do tantisémitisme, L. Pollakov
corregge su questo punto la I ed. dell'opera.) ma,
indiscutibilmente, l'ha coltivato e aggravato. Fin
dagli inizi, la teologia cristiana ha riassunto la
situazione ebraica in due parole: rigetto e sostituzione.
Dio aveva rigettato il suo popolo per sostituirlo
con un secondo: la Chiesa. Concetti simili non potevano
che confortare la buona coscienza antisemita dei cristiani,
fra i quali gli ebrei hanno sofferto.
L'antisemitismo cristiano è una pratica messa
in scacco da parte dei cristiani dell'opera redentrice
compiuta da Cristo. Il Nuovo Testamento ci dice che
Gesù ha abbattutto il muro che divideva Israele
dalle altre nazioni (Ef 2,141. Questo muro, in nome
di argomenti pretestuosamente tratti dal Vangelo,
dei cristiani l'hanno ricostruito. Così facendo,
hanno accreditato l'immagine d'un Cristo separatore.
trasformando la croce in un simbolo opposto all'amore.
II parossismo rappresentato dal tentativo dello
sterminio nazista, va integrato nel bilancio che il
documento ci invita a fare. Se non può essere
addebitato direttamente al cristianesimo, quel tentativo
è almeno un segno di fallimento: 19 secoli
di predicazione evangelica non hanno impedito che,
proprio in seno al mondo cristiano, s'abbattesse sul
popolo ebreo il più terrificante rovescio d'odio
di tutta la sua storia.
La questione dei rapporti fra Chiesa e giudaismo
non è dunque nè secondaria nè
marginale. Tutt'altro. Tale questione ci riporta al
centro del mistero della Chiesa: l'opera di riconciliazione
compiuta da Cristo e celebrata da ogni Eucaristia.
Se bisogna evocarla, non è per racchiuderci
in un sentimento di colpevolezza, ma per aprirci alla
grazia. Del resto, la tendenza della Chiesa a riconoscere
il giudaismo, che verosimilmente sta rivelandosi benefica
per l'insieme della comunità cristiana, ha
in gran parte avuto origine proprio a causa degli
avvenimenti di questi ultimi decenni e delle loro
dirette conseguenze. Il che non è certamente
un caso.