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Commento ai Sussidi
Ebrei e Cristiani si incontrano sul terreno della stessa promessa fatta ad Abramo

 
Michel Remaud
 
Popolo scelto

Quanto è stato detto sui rapporti fra l'antico e il nuovo, può aiutarci a comprendere meglio le riserve formulate dal documento circa l'uso della tipologia. Il testo ricorda infatti che la tipologia. « il cui insegnamento e la cui pratica ci derivano dalla liturgia e dai Padri della Chiesa n (11,4), « consiste nel leggere l'Antico Testamento come presentazione e, sotto certi aspetti, come il primo delinearsi e come l'annuncio del nuovo » (11.5).

Per gli autori del Nuovo Testamento (I Cor 10,1-11, ecc.), la lettura tipologica significava che, in Gesù, Dio rivelava il contenuto di una Parola di per se stessa sempre aperta ad un divenire. Essendo divina, la Parola di Dio non può infatti riferirsi esclusivamente al passato. Nessun avvenimento può concluderla, nel senso che così facendo spegnerebbe la speranza di cui è portatrice. II passaggio dall'antico al nuovo, non dimentichiamolo, è un dinamismo caratterizzante già l'Antico Testamento. Considerarlo come una rottura (11,4), equivale a tradire lo spirito di questo passaggio.

Ancora una volta, si tradisce lo spirito della rivelazione quando la tipologia diventa una trasposizione sistematica e quasi meccanica da un Antico Testamento — considerato come semplice repertorio di immagini e prefigurazioni — in un Nuovo, che sarebbe unico portatore di realtà. Se così fosse, il cristiano dovrebbe riferirsi direttamente a questa realtà senza passare da una prefigurazione che gli appare spesso strana e che, lungi dall'aiutarlo a meglio intendere il Nuovo Testamento, in genere gli appare ancora più oscura.

Articolare in questi termini l'antico e il nuovo, equivale a dimenticare, come il testo lo ricorda con forza, che la rivelazione biblica possiede in sé stessa il proprio significato. Non si tratta di un'allegoria, ma di una storia molto reale dei movimentati rapporti dell'uomo con il suo Dio. Col battesimo, il cristiano è preso nella stessa corrente. Per conseguenza, la Nuova Alleanza non significa affatto che il credente non abbia più nulla da attendere. Al contrario, essa lo immette in un moto di crescita (Ef 4, 11-16 - cfr. 11,8). dandogli accesso alla speranza del Regno (Mt 6,10), insieme a tutto il popolo di Dio (11,10-11).

Se l'abuso della tipologia suscita molte riserve, il popolo d'Israele può, d'altro canto, considerarsi come popolo-tipo, o, se si vuole, popolo-riferenza. La storia del popolo ebreo è quella, sempre attuale, dell'incontro fra l'uomo e Dio, storia che contiene tutte le situazioni-tipo: combattimento spirituale, santità, viltà, eroismo, fuga dinanzi a Dio, fiducia, speranza, misericordia... Popolo-tipo, dunque, e non popolo-modello. La Bibbia non è una raccolta di storie edificanti, ma l'immagine dell'uomo alle prese con se stesso e con Dio. E poiché questa storia è illuminata dalla Parola di Dio, offre ad ogni credente la possibilità di riconoscervisi e di decifrarvi la propria personale avventura.

Se il popolo ebreo è stato messo a parte (Nm 23,9), lo è stato a profitto dell'umanità. L'elezione non è un privilegio. Non conferisce diritti, ma comporta dei doveri: manifestare ciò che Dio attende dall'uomo e conservare la speranza di ciò che gli promette. Appello esigente quantaltri mai. Il modo in cui la Chiesa e i cristiani hanno risposto alla loro vocazione li dissuaderà dal giudicare il modo in cui il popolo ebreo risponde alla sua. Piuttosto che soffermarsi su paragoni del genere, il documento ci invita a chiederci come affrontare insieme la nostra comune responsabilità (11,11).

 
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