Antico e Nuovo
Occorre innanzi tutto premettere
qualche schiarimento sui termini antico e nuovo, generalmente
causa di malintesi nell'abbordare la questione dei
rapporti con l'ebraismo. (Su questo punto —
come su altri — l'autore si è espresso
ampiamente In: Chrétiens devant Israél,
Serviteur de Dieu (Cerf 1983), prossima pubblicazione
dell'editrice Morcelliana.)
Nuova Alleanza
L'espressione Nuova Alleanza si
trova nell'Antico Testamento. (L'espressione Antico
Testamento, dal canto suo, si trova unicamente nel
Nuovo (2 Cor 3,14)) Per bocca del profeta Geremia
(31,31), Dio annuncia al suo popolo, che ha conosciuto
la prova dell'esilio, il proposito di restaurarlo,
perdonandogli le sue infedeltà. L'Alleanza
nuova che stipulerà « con la casa d'Israele
e la casa di Giuda » non avrà altro contenuto
se non quello concluso sul Sinai. La sua novità
consisterà nel fatto che la legge di Dio sarà
scritta nel cuore dell'uomo. Dal canto suo, il profeta
Ezechiele (36,26-27) annuncia che Dio purificherà
il suo popolo, ritirando dal corpo dell'uomo a il
cuore di pietra » per « dargli un cuore
di carne », e gli concederà il suo spirito
per renderlo capace di osservare la sua Legge. Dio
rinnoverà dunque dall'interno il popolo depositario
della sua irrevocabile Parola, per renderlo capace
di essergli egli fedele.
La Chiesa ha riconosciuto il compimento
di questa promessa nella Pasqua di Cristo. La «
Nuova Alleanza » è stipulata nel sangue
di Gesù (Le 22,20; I Cor 11,25); alla Pentecoste,
v'è l'effusione dello Spirito. Per i primi
cristiani, che erano ebrei, si trattava d'un evento
interno al popolo d'Israele, con cui Dio manteneva
la promessa fatta al suo popolo. Non si trattava affatto
di fondare una nuova religione.
Ma la storia ha proseguito in maniera
inattesa per loro. Il popolo ebreo, nel suo insieme,
non ha aderito al Vangelo, mentre l'afflusso dei pagani
convertiti sommergeva nella Chiesa il nucleo giudaico.
Ben presto si sono trovati di fronte il popolo ebreo
ed una Chiesa composta quasi totalmente da non ebrei.
Situazione che non ha tardato a indurre questi ultimi
a fare, a proprio vantaggio, una lettura distorta
dei testi sopra citati. Ad una prima Alleanza con
Israele — cui gli ebrei sarebbero stati infedeli
— Dio ne avrebbe sostituito una seconda, definitiva
questa, con un altro popolo — la Chiesa —,
la quale avrebbe così soppiantato Israele.
Ma una tale interpretazione rappresenta un controsenso
riguardo al significato della Scrittura, in cui l'espressione
a Nuova Alleanza » esprime invece la fedeltà
di Dio, che non può riprendere la parola data
al suo popolo una volta per tutte.
E' facile dunque comprendere quali
disastrose conseguenze possa avere una tale lettura
nei nostri rapporti con gli ebrei, che rischiano così
d'esser considerati come i rappresentanti d'un ordinamento
cadùco. E inoltre svisa gravemente anche il
nostro concetto di Chiesa, la quale verrebbe ad essere
un nuovo popolo, (L'espressione e nuovo Israele non
esiste nel Nuovo Testamento) che si sostituisce all'antico.
Ora, se è vero che la Chiesa e il popolo ebreo
sono divenuti due gruppi socialmente distinti, la
Chiesa non avrebbe alcuna legittimazione se, attraverso
Cristo, non si situasse nella continuità dell'unico
popolo di Dio. E ancora: una tale lettura non può
che impoverire il nostro stesso concetto di Rivelazione.
Nuovo Testamento
L'espressione Nuovo Testamento,
piuttosto che tradurre, trascrive il latino Novum
Testamentum. In sè, il termine esprime semplicemente
Nuova Alleanza (E' in questo senso che viene adoperato,
oggi ancora, nel testo ufficiale (latino) della liturgia
romana. In latino come in greco, lo stesso termine
designa l'Alleanza in Le 22,20 e in 1 Cor 1125, e
il Testamento in 2 Cor 3,14.) Tuttavia, le due espressioni:
Antico Testamento, Nuovo Testamento, vengono generalmente
adoperate per indicare le due parti della Bibbia cristiana.
Il Nuovo Testamento, allora, piuttosto che l'atto
stesso di Cristo, indica il testo scritto (Vangeli,
Epistole, ecc.), risultante dalla predicazione apostolica
e dal suo successivo sviluppo. Ed è in questo
senso che verrà qui adoperato. Bisogna però
tener presente che Alleanza e testamento si compenetrano.
Attualmente, parecchi cristiani
si sentono dispensati dal leggere l'Antico Testamento,
col pretesto che la Nuova Alleanza avrebbe sostituito
l'Antica. Ma quest'idea allontana di molto dalla stessa
lettura del Nuovo. Gesù compie le promesse
fatte ai Padri (Le 1,54-55), e dopo la risurrezione
Gesù stesso spiega ai suoi discepoli Mosè,
i profeti e l'insieme della Scrittura (Le 24,27).
L'evento Gesù, infatti, si produce all'interno
di un piano di Dio il cui senso è rivelato
dalla Scrittura (At 2). Per i primi cristiani, che
naturalmente non avevano in mano il Nuovo Testamento,
Gesù e la Scrittura s'illuminavano a vicenda.
Buona parte del Nuovo Testamento testimonia la costante
rilettura della Scrittura, a partire dalla risurrezione,
e si presenta assai più come una guida di lettura
dell'Antico Testamento (senza il quale resterebbe
in gran parte inintelliggibile) che una scrittura
autonoma. Pretendere che l'Antico Testamento sia cadùco
tradisce quindi una grave forma d'incomprensione del
Nuovo.
Il cristiano capace di familiarizzarsi
con l'Antico Testamento non tarderà a rendersi
conto che l'intera Bibbia è pervasa da un medesimo
dinamismo interno di perenne rinnovamento. in una
storia in cui la caduta e lo stesso peccato sono occasione
d'una scoperta di Dio sempre più profonda,
l'uomo non cessa di rinnovarsi e di trovare —
o ritrovare — la vita in una Parola di cui nessuna
interpretazione, nessuna situazione esauriranno mai
il senso e la portata. La rivelazione biblica non
cessad'appoggiarsi sul passato per rivolgersi all'avvenire
(Cf. per esempio Salmi 78, 106, ecc.). L'Antico Testamento
non è unicamente promessa: contiene pure numerosi
compimenti (come avrebbe potuto, altrimenti, l'uomo
dell'Antico Testamento parlare con tanta forza della
fedeltà di Dio?). Ed il Nuovo è anche
promessa. Si tradisce dunque lo spirito della Scrittura
se l'antico e il nuovo vengono considerati come due
regimi successivi, il secondo dei quali abolirebbe
il primo. L'insieme della rivelazione costituisce
invece un perenne passaggio dall'antico al nuovo.
Questo movimento caratterizza pure,
a suo modo, la lettura ebraica della Scrittura, che
è una ricerca permanente (midrash ) del senso
della Parola di Dio. Questo sarà una scoperta
per molti cristiani, convinti invece — a torto
— che gli ebrei leggano la Bibbia in modo letterale.
Sulle prime, una tale scoperta rischia di essere scoraggiante
per il cristiano. Sconcertato da una forma di lettura
apparentemente assai strana, proverà l'impressione
di sentirsi sfuggire il terreno comune sul quale aveva
sperato incontrare l'ebreo! (Soltanto l'abitudine
(o l'ignoranza) possono impedirci di vedere come la
lettura cristiana della Bibbia non sia meno sconcertante
per il profano di quella ebraica, alla quale si Ispira
direttamente, nello spirito e nei metodi. Cf., ad
esempio, Os 11,1 e Mt 2,15; Es 12,96 e Gv 19.37) Ma
una volta passato il primo stupore, e senza voler
ridurre la distanza creata fra noi dalla fede nel
Cristo, finirà per comprendere che, nello spirito
che le anima, lettura ebraica e lettura cristiana
della Scrittura sono più vicine di quanto possa
sembrare di primo acchito. Entrambi, ebrei e cristiani,
siamo guidati da questa perenne ricerca del senso
di una Parola, che non finirà mai di svelare
il proprio significato né di sprigionare la
propria energia, poiché è Parola di
Dio.