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Commento ai Sussidi
L'unità della rivelazione biblica e del disegno divino

 
Michel Remaud
 

Antico e Nuovo

Occorre innanzi tutto premettere qualche schiarimento sui termini antico e nuovo, generalmente causa di malintesi nell'abbordare la questione dei rapporti con l'ebraismo. (Su questo punto — come su altri — l'autore si è espresso ampiamente In: Chrétiens devant Israél, Serviteur de Dieu (Cerf 1983), prossima pubblicazione dell'editrice Morcelliana.)

Nuova Alleanza

L'espressione Nuova Alleanza si trova nell'Antico Testamento. (L'espressione Antico Testamento, dal canto suo, si trova unicamente nel Nuovo (2 Cor 3,14)) Per bocca del profeta Geremia (31,31), Dio annuncia al suo popolo, che ha conosciuto la prova dell'esilio, il proposito di restaurarlo, perdonandogli le sue infedeltà. L'Alleanza nuova che stipulerà « con la casa d'Israele e la casa di Giuda » non avrà altro contenuto se non quello concluso sul Sinai. La sua novità consisterà nel fatto che la legge di Dio sarà scritta nel cuore dell'uomo. Dal canto suo, il profeta Ezechiele (36,26-27) annuncia che Dio purificherà il suo popolo, ritirando dal corpo dell'uomo a il cuore di pietra » per « dargli un cuore di carne », e gli concederà il suo spirito per renderlo capace di osservare la sua Legge. Dio rinnoverà dunque dall'interno il popolo depositario della sua irrevocabile Parola, per renderlo capace di essergli egli fedele.

La Chiesa ha riconosciuto il compimento di questa promessa nella Pasqua di Cristo. La « Nuova Alleanza » è stipulata nel sangue di Gesù (Le 22,20; I Cor 11,25); alla Pentecoste, v'è l'effusione dello Spirito. Per i primi cristiani, che erano ebrei, si trattava d'un evento interno al popolo d'Israele, con cui Dio manteneva la promessa fatta al suo popolo. Non si trattava affatto di fondare una nuova religione.

Ma la storia ha proseguito in maniera inattesa per loro. Il popolo ebreo, nel suo insieme, non ha aderito al Vangelo, mentre l'afflusso dei pagani convertiti sommergeva nella Chiesa il nucleo giudaico. Ben presto si sono trovati di fronte il popolo ebreo ed una Chiesa composta quasi totalmente da non ebrei. Situazione che non ha tardato a indurre questi ultimi a fare, a proprio vantaggio, una lettura distorta dei testi sopra citati. Ad una prima Alleanza con Israele — cui gli ebrei sarebbero stati infedeli — Dio ne avrebbe sostituito una seconda, definitiva questa, con un altro popolo — la Chiesa —, la quale avrebbe così soppiantato Israele. Ma una tale interpretazione rappresenta un controsenso riguardo al significato della Scrittura, in cui l'espressione a Nuova Alleanza » esprime invece la fedeltà di Dio, che non può riprendere la parola data al suo popolo una volta per tutte.

E' facile dunque comprendere quali disastrose conseguenze possa avere una tale lettura nei nostri rapporti con gli ebrei, che rischiano così d'esser considerati come i rappresentanti d'un ordinamento cadùco. E inoltre svisa gravemente anche il nostro concetto di Chiesa, la quale verrebbe ad essere un nuovo popolo, (L'espressione e nuovo Israele non esiste nel Nuovo Testamento) che si sostituisce all'antico. Ora, se è vero che la Chiesa e il popolo ebreo sono divenuti due gruppi socialmente distinti, la Chiesa non avrebbe alcuna legittimazione se, attraverso Cristo, non si situasse nella continuità dell'unico popolo di Dio. E ancora: una tale lettura non può che impoverire il nostro stesso concetto di Rivelazione.

Nuovo Testamento

L'espressione Nuovo Testamento, piuttosto che tradurre, trascrive il latino Novum Testamentum. In sè, il termine esprime semplicemente Nuova Alleanza (E' in questo senso che viene adoperato, oggi ancora, nel testo ufficiale (latino) della liturgia romana. In latino come in greco, lo stesso termine designa l'Alleanza in Le 22,20 e in 1 Cor 1125, e il Testamento in 2 Cor 3,14.) Tuttavia, le due espressioni: Antico Testamento, Nuovo Testamento, vengono generalmente adoperate per indicare le due parti della Bibbia cristiana. Il Nuovo Testamento, allora, piuttosto che l'atto stesso di Cristo, indica il testo scritto (Vangeli, Epistole, ecc.), risultante dalla predicazione apostolica e dal suo successivo sviluppo. Ed è in questo senso che verrà qui adoperato. Bisogna però tener presente che Alleanza e testamento si compenetrano.

Attualmente, parecchi cristiani si sentono dispensati dal leggere l'Antico Testamento, col pretesto che la Nuova Alleanza avrebbe sostituito l'Antica. Ma quest'idea allontana di molto dalla stessa lettura del Nuovo. Gesù compie le promesse fatte ai Padri (Le 1,54-55), e dopo la risurrezione Gesù stesso spiega ai suoi discepoli Mosè, i profeti e l'insieme della Scrittura (Le 24,27). L'evento Gesù, infatti, si produce all'interno di un piano di Dio il cui senso è rivelato dalla Scrittura (At 2). Per i primi cristiani, che naturalmente non avevano in mano il Nuovo Testamento, Gesù e la Scrittura s'illuminavano a vicenda. Buona parte del Nuovo Testamento testimonia la costante rilettura della Scrittura, a partire dalla risurrezione, e si presenta assai più come una guida di lettura dell'Antico Testamento (senza il quale resterebbe in gran parte inintelliggibile) che una scrittura autonoma. Pretendere che l'Antico Testamento sia cadùco tradisce quindi una grave forma d'incomprensione del Nuovo.

Il cristiano capace di familiarizzarsi con l'Antico Testamento non tarderà a rendersi conto che l'intera Bibbia è pervasa da un medesimo dinamismo interno di perenne rinnovamento. in una storia in cui la caduta e lo stesso peccato sono occasione d'una scoperta di Dio sempre più profonda, l'uomo non cessa di rinnovarsi e di trovare — o ritrovare — la vita in una Parola di cui nessuna interpretazione, nessuna situazione esauriranno mai il senso e la portata. La rivelazione biblica non cessad'appoggiarsi sul passato per rivolgersi all'avvenire (Cf. per esempio Salmi 78, 106, ecc.). L'Antico Testamento non è unicamente promessa: contiene pure numerosi compimenti (come avrebbe potuto, altrimenti, l'uomo dell'Antico Testamento parlare con tanta forza della fedeltà di Dio?). Ed il Nuovo è anche promessa. Si tradisce dunque lo spirito della Scrittura se l'antico e il nuovo vengono considerati come due regimi successivi, il secondo dei quali abolirebbe il primo. L'insieme della rivelazione costituisce invece un perenne passaggio dall'antico al nuovo.

Questo movimento caratterizza pure, a suo modo, la lettura ebraica della Scrittura, che è una ricerca permanente (midrash ) del senso della Parola di Dio. Questo sarà una scoperta per molti cristiani, convinti invece — a torto — che gli ebrei leggano la Bibbia in modo letterale. Sulle prime, una tale scoperta rischia di essere scoraggiante per il cristiano. Sconcertato da una forma di lettura apparentemente assai strana, proverà l'impressione di sentirsi sfuggire il terreno comune sul quale aveva sperato incontrare l'ebreo! (Soltanto l'abitudine (o l'ignoranza) possono impedirci di vedere come la lettura cristiana della Bibbia non sia meno sconcertante per il profano di quella ebraica, alla quale si Ispira direttamente, nello spirito e nei metodi. Cf., ad esempio, Os 11,1 e Mt 2,15; Es 12,96 e Gv 19.37) Ma una volta passato il primo stupore, e senza voler ridurre la distanza creata fra noi dalla fede nel Cristo, finirà per comprendere che, nello spirito che le anima, lettura ebraica e lettura cristiana della Scrittura sono più vicine di quanto possa sembrare di primo acchito. Entrambi, ebrei e cristiani, siamo guidati da questa perenne ricerca del senso di una Parola, che non finirà mai di svelare il proprio significato né di sprigionare la propria energia, poiché è Parola di Dio.

 
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