Dei legami profondi
Dall'universo complesso e affascinante
della preghiera ebraica, la liturgia cristiana ha preso
più elementi di quanto si possa immaginare. Come
infatti sarebbe comprensibile la ekklesia senza la sinagoga,
la liturgia della Parola senza la gettat Torah, la prex
eucharistica senza la berakah, il ciclo di letture senza
le parashot e le hattarot, il battesimo senza la miqweh,
la cena senza la birkat ha-mazon, la pasqua senza pesah,
la pentecoste senza shavu'ot, la domenica senza shabbat,
l'ufficio divino senza i tehillim (inni/salmi), la conversione
senza la teshuvah, la quaresima senza yom kippur, le
traduzioni liturgiche senza i targumim, l'omiletica
senza i midrashim, ecc.?
Affermando questi collegamenti non
si vuole negare l'originalità della liturgia
cristiana riconducendola a prodotto o prolungamento
di quella ebraica ma individuarne il terreno vero di
nascita e di confronto. La novità della liturgia
cristiana non consiste in una creazione ex nihilo ma
nella reinterpretazione cristologica dei dati ebraici;
non nella loro cancellazione ma nella differenziazione
da essi. Questo discorso è particolarmente importante
per intendere il senso delle feste cristiane. Normalmente
si suoi dire che come l'ebraismo ha storicizzato le
feste agricole così la chiesa le ha cristologizzate,
per cui natale, pasqua e pentecoste fanno la memoria
di Gesù nato, morto, risorto e presente nel dono
dello Spirito. L'affermazione è vera purché
la si intenda non come svuotamento dei significati della
festa ebraica ma come loro riaffermazione e compimento.
Come la festa ebraica non ha abolito lo spessore materiale
e terrestre delle feste agricole (e quale festa può
non essere « agricola »?), così la
festa cristiana non annulla ma riassume e radicalizza
il senso delle feste ebraiche: il giardino dell'eden
(che è questomondo secondo il progetto creazionale)
fiorisce e produce i suoi frutti solo dove lo si vive
con Gesù e come Gesù, il messia e il figlio
di Dio.
Ebrei e cristiani pregano per
lo stesso Regno
Del rito ebraico si parla sempre al
passato, per evidenziare, da un punto di vista storico
in generale e cristiano in particolare, l'evoluzione
da un « prima » a un « dopo»,
ma rischiando di lasciar supporre così che oggi
sia scomparso, trascurando il fatto che esso è
un evento di esperienza spirituale per milioni di ebrei
credenti contemporanei. Aver presente invece che questa
fede continua ad essere vissuta ancora oggi, può
aiutare la chiesa a non « dimenticare che ha ricevuto
la rivelazione dell'Antico Testamento per mezzo di quel
popolo con cui Dio, nella sua ineffabile misericordia,
si è degnato di stringere l'Antica Alleanza »
(Nostra Aetate 4), e che, come vuole l'apostolo Paolo,
« i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili»
(Rm 11,29). Conoscere la liturgia ebraica non è
solo aumentare il proprio bagaglio storico e culturale
ma, soprattutto, entrare nell'anima orante del popolo
ebraico che attraverso i secoli eleva la sua voce di
lode e di invocazione a un Dio che è lo stesso
Dio di Gesù e dei cristiani, l'unico Dio di tutti
gli uomini e di tutte le religioni.
E' certamente a questo livello che
liturgia ebraica e liturgia cristiana ritrovano, come
sorelle, i loro maggiori punti di contatto e di consonanza:
perché sia l'una che l'altra annunciano il Regno
di Dio e ne proclamano e ne santificano il Nome, lo
lodano, lo ringraziano e ne invocano l'avvento...
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