| Un gruppo di genitori si interroga:
«Come far vivere ai nostri bambini una liturgia
di cui possano penetrare il senso?» L'esperienza
che riportiamo tenta di rispondere a questa domanda.
Celebrazione paraliturgica vissuta con una ventina di
bambini dai 5 agli 11 anni accompagnati dalle rispettive
mamme.
Tre parole-chiave
Per preparare i piccoli a comprendere
il testo biblico della fuga In Egitto (Es 12,1-14),
si studia insieme li significato delle tre parole-chiave
ricorrenti nel testo, scrivendole ad una ad una sulla
lavagna in caratteri ebraici, affiancati dalla traduzione
!italiana. I bambini le ricopiano come un bel disegno,
e sono fieri di sillabare in coro.
1) a PESAH » = La Pasqua
- Il passaggio
Dio sta per far compiere al suo popolo un gran passaggio.
Si racconta la vita dura degli ebrei, la loro situazione
di schiavi in Egitto.
Vengono passate alcune diapositive di affreschi o bassorilievi,
per situare il luogo del racconto (l'Egitto).
Gli schiavi invocano Dio, e Dio li farà uscire
dall'Egitto. Dio chiama Mosè, al quale impartisce
i suoi ordini, spiegandogli come bisogna prepararsi
alla partenza.
2) «MATSA » = Pane
azzimo (una galletta piatta)
Nei dialoghi L.M. = Louise M. Niesz; Bamb. = bambini.
L.M.: « Come si fa il pane? Che cosa ci vuole
per farlo »?
Bamb.: a Farina, acqua, lievito...
...e poi un po' di tempo per far montare la pasta ».
aggiunge Elisa.
L.M.: a Appunto, ci vuole tempo. E se il tempo manca
»?
Bamb.: « Allora è inutile mettere il lievito!».
L.M.: a Proprio così. E' precisamente quello
che hanno fatto gli ebrei. Hanno mescolato solo acqua
e farina, facendola cuocere in fretta, ottenendo così
delle gallette piatte: questo è il pane azzimo.
(Ne mostra uno) ».
3) a MAROR » = Erbe
amare
L.M.: « Quando si mangia qualche cosa di amaro.
si fa una smorfia per mostrare che non si è contenti,
perché il cibo non è buono. E' così
che gli ebrei hanno voluto mostrare di non essere contenti
in Egitto ».
La fuga dall'Egitto (lettura:
Es 12,1-14)
I bambini riconoscono nel testo le
realtà di cui si è parlato, registrando
mentalmente quelle nuove: l'agnello offerto e diviso
in ogni famiglia.
LA.: Dio ha chiesto al popolo ebreo
di ricordare sempre il grande passaggio che gli aveva
fatto fare. Dopo essere stati schiavi in un paese
straniero, ora diventavano uomini liberi in una loro
patria.
E perché non lo dimenticassero mai, Dio ordina
loro di ripetere ogni anno quel pasto speciale, nell'anniversario
del grande avvenimento. Perciò tutte le famiglie
ebree continuano a farlo anche oggi. Anche Gesù,
quando era bambino, l'ha fatto insieme alla sua famiglia
e ai loro amici. Poi, nell'ultimo anno della sua vita,
ha voluto celebrare la festa di Pesah a Gerusalemme
con i suoi discepoli».
La Pasqua di Gesù (lettura:
Mt 26,17-19)
I bambini e le loro mamme sono invitati
a passare in un'altra stanza, dove è stata preparata
una lunga tavola fiorita. Dinanzi ad ogni posto, una
candela con un foglietto che porta scritto: a Per capire
meglio la Cena di Gesù», ed una riproduzione
dell'Ultima Cena.
Insieme ai bambini, chiediamo:
L.M.: « Gesù ha detto ai discepoli di preparare
la Pasqua. Ma non ci dicono che cosa hanno preparato.
Ne avete un'idea, voi?».
I bambini, allora, re-inventano il Vangelo, come provano
le loro spontanee risposte:
— a hanno dovuto cercare una
casa...»
— a ...una stanza...»
— a ...una tavola e delle sedie... »
— «...poi preparare qualche cosa da mettere
in tavola...»
— pane azzimo! ».
Viene portato in tavola un piatto
con tre Matsot. L.M.: « Perché tre pani?».
L.M.: a Perché vogliamo ricordare
che dall'Egitto è stato liberato tutto il popolo:
— i preti,
— quelli che li aiutano: i leviti,
— il popolo.E poi, che altro c'è da mangiare?».
Bamb.: « Le erbe amare!».
Si porta in tavola un altro piatto
contenente foglie di rafano. I bambini le gustano, e
fanno una smorfia.
L.M.: « E' tutto? ».
Bamb.: « E l'agnello?».
L.M.: Sicuro! Hanno preparato anche l'agnello. Oggi,
però, nelle famiglie ebree, per ricordare l'agnello
si mette in tavola un osso con un po' di carne Intorno
(L'ossa di montone ha rimpiazzato l'agnello pasquale
dopo la distruzione del Tempio (70 d.C.)) E' quello
che facciamo anche noi ».
Viene portato l'osso d'agnello.
Bamb.: a E per bere?
— Ci vuole il vino!».
L.M.: « Appunto, Il vino. Nei pranzi di festa,
per rallegrarsi insieme, si beve un po' di vino. Di
solito, nei giorni festivi, gli ebrei mettevano in
tavola una sola coppa. Ma siccome Pasqua è
la più grande di tutte le feste, se ne mettono
quattro, per ricordare tutte le meraviglie che Dio
ha fatto per noi. Un canto ebreo /e nomina, cominciando
dalla creazione del mondo, e dopo ognuna tutti ripetono:
"Daljenu!": una parola ebraica che significa:
"Ci sarebbe bastato"».
(A questo punto, se possibile, viene
messo un disco con 1 canto in questione. Ad ogni strofa,
i bambini ripetono in coro: a Dafienu!2»).
L.M.: « Nella terza coppa,
si lascia in fondo un po' di vino, e cioè ci
si priva di un po' di gioia, per ricordare la morte
degli egiziani. Non possiamo mai rallegrarci per la
morte dei nemici, perché essi pure sono figli
di Dio!».
Si aggiunge in tavola una quinta coppa,
vuota, destinata ad un ospite sempre atteso: il profeta
Elia.
Finalmente vengono portati in tavola altri due piatti.'
(Questi due ultimi piatti — l'argilla e l'uovo
sodo — sono riti posteriori al vangelo, introdotti
solo più tardi.)
Il primo è ancora un ricordo storico, che evoca
il tempo in cui gli ebrei erano costretti a fabbricare
mattoni per gli egiziani. Contiene un impasto di mele
e noci tostate, diluite in un po' di vino e cannella.
Questa pasta ricorda l'argilla di mattoni, e dunque
« il tempo di miseria In cui eravamo schiavi in
Egitto ». Nel secondo piatto c'è un uovo
sodo.
L.M.: «Che succede quando
una gallina cova un uovo?».
Bamb.: «Nasce un pulcino!».
L.M.: « Ma se faccio cuocere l'uovo?».
Bamb.: «Muore!».
L.M.: « Appunto, l'uovo muore. Perciò
è segno di lutto e di tristezza. E ricorda
agli ebrei tutte le disgrazie che hanno dovuto soffrire.
Tornare liberi dopo esser stati schiavi è difficile,
molto difficile: bisogna prepararsi perfino ad attraversare
la morte... Il popolo ebreo, più di una volta,
ha creduto di morire. Ma la sua fede era così
forte, che Dio gli ha sempre reso la vita ».
Si accende una candelina davanti ad ogni bambino
L.M.: « E' proprio celebrando la cena ebraica,
in ricordo della fuga dall'Egitto. che Gesù
prese il pane azzimo e la quarta coppa di vino —
quella delle benedizioni e del ringraziamento —
e disse ai discepoli:
"QUESTO E' IL MIO CORPO. QUESTO E IL MIO SANGUE:
FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME.
SE MANGERETE DI QUESTO PANE, SE BERRETE QUESTO VINO,
AVRETE PER SEMPRE LA VITA" ».
Bamb.: «Come alla messa...».
L.M.: Proprio così: la Cena di Gesù
è diventata la nostra messa. Abbiamo preparato
tutte queste cose proprio per capirla meglio.
Dopo gli apostoli, soltanto i preti possono ripetere
per noi la Cena di Gesù ».
A questo punto, I bambini si alzano
e ripetono insieme:
« Quando mangiamo questo pane
e beviamo a questo calice, proclamiamo la tua morte,
Gesù Risorto, fino al tuo ritorno! ».
I bambini escono, tenendo in mano
le candeline accese L'insieme della cerimonia è
durato più di un'ora, senza che i bambini abbiano
dato segno di stanchezza. Alle mamme è stato
suggerito di condurli ('indomani, Giovedì Santo,
in certe chiese dove ritroverebbero la grande tavola
preparata per la Cena. Abbiamo poi saputo che parecchi
di quei piccoli hanno partecipato gioiosamente alla
grande liturgia della Veglia pasquale. Il Mistero era
divenuto « interessante » per loro.
La stessa celebrazione è stata
poi ripetuta con ragazzi dai 12 ai 15 anni. In questo
caso, era presente un sacerdote, che a partire dall'offertorio
celebrò l'Eucaristia. |