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Per capire meglio la Cena di Gesù

Questo articolo è apparso nella rivista francese Sens N. 3 - 1985
Louise Marie Niesz
 
I cristiani e gli ebrei celebrano la Pasqua: Pasqua della storia, protesa verso l'avvenire per gli ebrei; Pasqua realizzata nella morte e nella resurrezione di Cristo, per i cristiani, anche se ancora in attesa della consumazione definitiva. (Suss. V,24)
 

Un gruppo di genitori si interroga: «Come far vivere ai nostri bambini una liturgia di cui possano penetrare il senso?» L'esperienza che riportiamo tenta di rispondere a questa domanda.
Celebrazione paraliturgica vissuta con una ventina di bambini dai 5 agli 11 anni accompagnati dalle rispettive mamme.

Tre parole-chiave

Per preparare i piccoli a comprendere il testo biblico della fuga In Egitto (Es 12,1-14), si studia insieme li significato delle tre parole-chiave ricorrenti nel testo, scrivendole ad una ad una sulla lavagna in caratteri ebraici, affiancati dalla traduzione !italiana. I bambini le ricopiano come un bel disegno, e sono fieri di sillabare in coro.

1) a PESAH » = La Pasqua - Il passaggio
Dio sta per far compiere al suo popolo un gran passaggio. Si racconta la vita dura degli ebrei, la loro situazione di schiavi in Egitto.
Vengono passate alcune diapositive di affreschi o bassorilievi, per situare il luogo del racconto (l'Egitto).
Gli schiavi invocano Dio, e Dio li farà uscire dall'Egitto. Dio chiama Mosè, al quale impartisce i suoi ordini, spiegandogli come bisogna prepararsi alla partenza.

2) «MATSA » = Pane azzimo (una galletta piatta)
Nei dialoghi L.M. = Louise M. Niesz; Bamb. = bambini.
L.M.: « Come si fa il pane? Che cosa ci vuole per farlo »?
Bamb.: a Farina, acqua, lievito...
...e poi un po' di tempo per far montare la pasta ». aggiunge Elisa.
L.M.: a Appunto, ci vuole tempo. E se il tempo manca »?
Bamb.: « Allora è inutile mettere il lievito!».
L.M.: a Proprio così. E' precisamente quello che hanno fatto gli ebrei. Hanno mescolato solo acqua e farina, facendola cuocere in fretta, ottenendo così delle gallette piatte: questo è il pane azzimo. (Ne mostra uno) ».

3) a MAROR » = Erbe amare
L.M.: « Quando si mangia qualche cosa di amaro. si fa una smorfia per mostrare che non si è contenti, perché il cibo non è buono. E' così che gli ebrei hanno voluto mostrare di non essere contenti in Egitto ».

La fuga dall'Egitto (lettura: Es 12,1-14)

I bambini riconoscono nel testo le realtà di cui si è parlato, registrando mentalmente quelle nuove: l'agnello offerto e diviso in ogni famiglia.

LA.: Dio ha chiesto al popolo ebreo di ricordare sempre il grande passaggio che gli aveva fatto fare. Dopo essere stati schiavi in un paese straniero, ora diventavano uomini liberi in una loro patria.
E perché non lo dimenticassero mai, Dio ordina loro di ripetere ogni anno quel pasto speciale, nell'anniversario del grande avvenimento. Perciò tutte le famiglie ebree continuano a farlo anche oggi. Anche Gesù, quando era bambino, l'ha fatto insieme alla sua famiglia e ai loro amici. Poi, nell'ultimo anno della sua vita, ha voluto celebrare la festa di Pesah a Gerusalemme con i suoi discepoli».

La Pasqua di Gesù (lettura: Mt 26,17-19)

I bambini e le loro mamme sono invitati a passare in un'altra stanza, dove è stata preparata una lunga tavola fiorita. Dinanzi ad ogni posto, una candela con un foglietto che porta scritto: a Per capire meglio la Cena di Gesù», ed una riproduzione dell'Ultima Cena.

Insieme ai bambini, chiediamo:
L.M.: « Gesù ha detto ai discepoli di preparare la Pasqua. Ma non ci dicono che cosa hanno preparato. Ne avete un'idea, voi?».
I bambini, allora, re-inventano il Vangelo, come provano le loro spontanee risposte:

— a hanno dovuto cercare una casa...»
— a ...una stanza...»
— a ...una tavola e delle sedie... »
— «...poi preparare qualche cosa da mettere in tavola...»
— pane azzimo! ».

Viene portato in tavola un piatto con tre Matsot. L.M.: « Perché tre pani?».

L.M.: a Perché vogliamo ricordare che dall'Egitto è stato liberato tutto il popolo:
— i preti,
— quelli che li aiutano: i leviti,
— il popolo.E poi, che altro c'è da mangiare?».
Bamb.: « Le erbe amare!».

Si porta in tavola un altro piatto contenente foglie di rafano. I bambini le gustano, e fanno una smorfia.

L.M.: « E' tutto? ».
Bamb.: « E l'agnello?».
L.M.: Sicuro! Hanno preparato anche l'agnello. Oggi, però, nelle famiglie ebree, per ricordare l'agnello si mette in tavola un osso con un po' di carne Intorno (L'ossa di montone ha rimpiazzato l'agnello pasquale dopo la distruzione del Tempio (70 d.C.)) E' quello che facciamo anche noi ».
Viene portato l'osso d'agnello.
Bamb.: a E per bere?
— Ci vuole il vino!».
L.M.: « Appunto, Il vino. Nei pranzi di festa, per rallegrarsi insieme, si beve un po' di vino. Di solito, nei giorni festivi, gli ebrei mettevano in tavola una sola coppa. Ma siccome Pasqua è la più grande di tutte le feste, se ne mettono quattro, per ricordare tutte le meraviglie che Dio ha fatto per noi. Un canto ebreo /e nomina, cominciando dalla creazione del mondo, e dopo ognuna tutti ripetono: "Daljenu!": una parola ebraica che significa: "Ci sarebbe bastato"».

(A questo punto, se possibile, viene messo un disco con 1 canto in questione. Ad ogni strofa, i bambini ripetono in coro: a Dafienu!2»).

L.M.: « Nella terza coppa, si lascia in fondo un po' di vino, e cioè ci si priva di un po' di gioia, per ricordare la morte degli egiziani. Non possiamo mai rallegrarci per la morte dei nemici, perché essi pure sono figli di Dio!».

Si aggiunge in tavola una quinta coppa, vuota, destinata ad un ospite sempre atteso: il profeta Elia.
Finalmente vengono portati in tavola altri due piatti.' (Questi due ultimi piatti — l'argilla e l'uovo sodo — sono riti posteriori al vangelo, introdotti solo più tardi.)
Il primo è ancora un ricordo storico, che evoca il tempo in cui gli ebrei erano costretti a fabbricare mattoni per gli egiziani. Contiene un impasto di mele e noci tostate, diluite in un po' di vino e cannella. Questa pasta ricorda l'argilla di mattoni, e dunque « il tempo di miseria In cui eravamo schiavi in Egitto ». Nel secondo piatto c'è un uovo sodo.

L.M.: «Che succede quando una gallina cova un uovo?».
Bamb.: «Nasce un pulcino!».
L.M.: « Ma se faccio cuocere l'uovo?».
Bamb.: «Muore!».
L.M.: « Appunto, l'uovo muore. Perciò è segno di lutto e di tristezza. E ricorda agli ebrei tutte le disgrazie che hanno dovuto soffrire. Tornare liberi dopo esser stati schiavi è difficile, molto difficile: bisogna prepararsi perfino ad attraversare la morte... Il popolo ebreo, più di una volta, ha creduto di morire. Ma la sua fede era così forte, che Dio gli ha sempre reso la vita ».
Si accende una candelina davanti ad ogni bambino
L.M.: « E' proprio celebrando la cena ebraica, in ricordo della fuga dall'Egitto. che Gesù prese il pane azzimo e la quarta coppa di vino — quella delle benedizioni e del ringraziamento — e disse ai discepoli:
"QUESTO E' IL MIO CORPO. QUESTO E IL MIO SANGUE: FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME.
SE MANGERETE DI QUESTO PANE, SE BERRETE QUESTO VINO, AVRETE PER SEMPRE LA VITA" ».
Bamb.: «Come alla messa...».
L.M.: Proprio così: la Cena di Gesù è diventata la nostra messa. Abbiamo preparato tutte queste cose proprio per capirla meglio.
Dopo gli apostoli, soltanto i preti possono ripetere per noi la Cena di Gesù ».

A questo punto, I bambini si alzano e ripetono insieme:

« Quando mangiamo questo pane e beviamo a questo calice, proclamiamo la tua morte, Gesù Risorto, fino al tuo ritorno! ».

I bambini escono, tenendo in mano le candeline accese L'insieme della cerimonia è durato più di un'ora, senza che i bambini abbiano dato segno di stanchezza. Alle mamme è stato suggerito di condurli ('indomani, Giovedì Santo, in certe chiese dove ritroverebbero la grande tavola preparata per la Cena. Abbiamo poi saputo che parecchi di quei piccoli hanno partecipato gioiosamente alla grande liturgia della Veglia pasquale. Il Mistero era divenuto « interessante » per loro.

La stessa celebrazione è stata poi ripetuta con ragazzi dai 12 ai 15 anni. In questo caso, era presente un sacerdote, che a partire dall'offertorio celebrò l'Eucaristia.

 

Inno pasquale ebraico - DAJJENU

DI quanto grandi benefici noi siamo debitori al Creatore!
Se ci avesse liberati dagli Egiziani e non avesse fatto giustizia di loro, ci sarebbe bastato...
Se ci avesse dato le loro ricchezze e non avesse diviso per noi il mare, ci sarebbe bastato.
Se avesse diviso per noi il mare e non ci avesse fatto passare In mezzo ad esso all'asciutto, ci sarebbe bastato...
Se ci avesse fornito per quarant'anni nel deserto quel che ci occorreva e non ci avesse nutriti con la manna, ci sarebbe bastato.
Se ci avesse nutriti con la manna e non ci avesse dato Il Sabato, ci sarebbe bastato.
Se ci avesse dato il Sabato e non ci avesse fatto avvicinare al Monte Sinai, ci sarebbe bastato. Se ci avesse fatto avvicinare al Monte Sinai e non ci avesse dato la Legge, ci sarebbe bastato. Se ci avesse dato la Legge e non ci avesse fatto entrare in terra d'Israele, ci sarebbe bastato.
Se ci avesse fatto entrare in terra d'Israele e non avesse costruito per noi Il Santuario, ci sarebbe bastato. Quanto sono dunque smisuratamente grandi i beni di cui siamo a Dio debitori!

(Dal periodico SeFeR n. 21 - 1983)


La parola «dadenu», «ci sarebbe bastato», ritorna ad ogni versetto con un ritmo titanico che conferisce a questo testo la solennità di un grande canto corale di lode e di ringraziamento.
 
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