Contatti Attività Risorse Documentazione Home Pagina in Inglese Pagina in Francese Pagina in Inglese Aggiungi ai favoriti Segnala il sito Iscrizione alla newsletter Area riservata Mappa del sito
Home page
Service International de Documentation Judéo-Chrétienne
Google
Service International de Documentation Judéo-Chrétienne Cambia lingua
 
 

 

Rivista Sidic
Inglese
Francese
 
Fondo Librario Sidic
Nuove accessioni
Catalogo
Norme
 
Bibliografia
 
Dossiers
 
Sussidi
 
Conferenze e corsi
SIDIC
Centro Card. Bea
Altre conferenze e corsi
 
Links
Centri di dialogo
Risorse per il dialogo
Periodici
Links di interesse
 

PROPOSTE PRATICHE PER CATECHISTI E PREDICATORI
Tipologia e Memoriale

 
Sofia Cavalletti
 
Attenti allo stesso Dio che ha parlato, tesi all'ascolto di questa medesima parola, dobbiamo rendere testimonianza di una stessa memoria e di una comune speranza in colui che è il Signore della storia. (Suss. 11,11)
 

Un punto scottante nei Sussidi è il capitolo II, che tratta dei rapporti tra Antico e Nuovo Testamento, considerati in particolare dal punto di vista della tipologia — termine che ricorre per la prima volta in documenti del genere. Come dobbiamo giudicare questa novità? Le reazioni sono piuttosto negative.

Che cos'è la tipologia
Crediamo necessario innanzi tutto chiarire che cos'è la tipologia. Il vocabolo viene dal greco tupos, che si rifà al verbo tupto, batto, e indica l'impronta incavata di una matrice. La tipologia è un metodo di lettura che ricerca le assomiglianze e i rapporti tra i vari eventi della storia della salvezza, le reciproche « impronte » dell'uno sugli altri. E' un metodo di lettura che risale ai profeti stessi: quando Isaia vuol parlare del rinnovamento escatologico, usa i termini del racconto della creazione (66, 17); quando vuol parlare della liberazione escatologica, si rifà all'esodo (43, 16). E' un metodo di lettura che si trova nei Vangeli, dove l'attenzione per lo più converge in Cristo, e meno nell'escatologia; è un metodo che è rimasto vivo nella tradizione ebraica e in quella cristiana.
La tipologia costituisce quindi un problema di grande importanza; data la sua presenza costante nella liturgia cattolica — a seconda che sia bene o male usata — può diventare uno strumento di educazione o di diseducazione profonda.

Tipologia e unità della rivelazione
Per un buon uso della tipologia è essenziale aver chiaro quali sono le dimensioni della storia. I Sussidi (II, 1) insistono opportunamente sulla necessità di « presentare l'unità della rivelazione »; di considerare ogni evento « nella totalità della storia dalla creazione al compimento ». Già la Dei Verbum (III, 12) indicava « l'unità di tutta la Scrittura » come « mezzo ermeneutico per leggerla ». Nel nostro documento tuttavia non è chiaro che cosa si intenda per « compimento »; tutto si è già compiuto in Cristo, o tutto si compirà « quando Dio sarà tutto in tutto » (1 Cor 15, 28)? Si considera una storia in cui c'è un passato e un presente che esaurisce in se stesso ogni significato, (ed è quella impostazione che ha portato alla teologia della sostituzione) o una storia, che potremo chiamare a tre tappe, in cui il presente si lega al passato, per aprirsi alla speranza escatologica? Su questo punto il documento è confuso e talvolta contraddittorio (cfr. Il 7, 8, 10 in contrasto a 5 e 9).
La tipologia è quel metodo di lettura che ci aiuta a considerare ogni evento della storia in se stesso, legato a quanto lo precede, e proiettato verso l'escatologia. Solo in una lettura del genere emerge tutta ia carica di mistero di cui la storia è portatrice; perché tale carica emerga in tutta la sua ricchezza non possiamo trascurare l'attesa escatologica. Una tipologia che non sia a tre tappe è una tipologia privata della speranza, e che mutila il progetto stesso di Dio.

Tipologia e memoriale: punti comuni
A questo punto vorremmo osservare che la liturgia, nella celebrazione del memoriale, ci ha abituato a vivere, nel presente, gli eventi passati, volgendoci verso l'escatologia. Basta avere una qualche familiarità con la Celebrazione pasquale ebraica e con l'Eucarestia per rendersene conto. Il memoriale in qualche modo annulla il tempo, celebrando, oggi, eventi passati, che senza la celebrazione sarebbero perduti per sempre, proiettandoli verso l'escatologia, e preparando così il compimento della storia.
Ci accorgiamo allora, forse con sorpresa, che se vogliamo parlare del memoriale, non possiamo non usare gli stessi termini usati in relazione alla tipologia: in ambedue ci troviamo di fronte a una specie di libertà dal tempo. per cui le distanze tra gli eventi sembrano sfumare e gli eventi convergere nell'unità di un'espressione di salvezza e di amore da parte di Dio, che riempie tutta la storia.
Tipologia e memoriale usano ambedue di questa libertà, anzi — ci sembra — solo in tale libertà sono se stessi. Non c'è memoriale che, oggi, non concretizzi nella celebrazione la salvezza già espressa in eventi passati, e non prepari così il compimento escatologico, proiettandosi verso di esso, anticipandolo e preparandolo nella preghiera e nella speranza. Non c'è tipologia che, nell'ascolto presente, non leghi insieme la storia passata e quanto è ancora oggetto di speranza, alla ricerca di quel« filo d'oro » (secondo l'espressione di S. Agostino), di quella idea di Dio che di tanti eventi diversi fa una storia unica.

Il legame è al livello della Realtà, nella unicità della « mensa »
Davanti a questa evidenza, ci domandiamo quale legame unisca insieme tipologia e memoriale. Se essi presentano gli stessi caratteri, devono essere legati a un livello profondo — da quale legame? a quale livello di profondità?
La Sacrosanctum Concilium (II 48,51) parla della « mensa » della Parola e del Corpo del Signore, usando lo stesso termine per l'una e per l'altra. E' dunque nella unicità di quella « mensa », a cui tipologia e memoriale si rifanno, che ambedue trovano la ragione della loro assomiglianza. Tale assomiglianza nasce all'interno di essi, scaturendo dall'unica fonte da cui derivano.
Tipologia e memoriale sono legati al livello della Realtà a cui ci accostano: il Mistero infinito di Dio. 11 Mistero parla ed agisce ed io lo raggiungo nell'ascolto e nella celebrazione sacramentale; quando il Mistero parla e noi ascoltiamo, il metodo per l'ascolto è la tipologia; quando il Mistero è celebrato e noi partecipiamo, il modo della partecipazione è il memoriale. Che si tratti dell'ascolto della Parola o di celebrazione, la Realtà che viviamo è la stessa: quell'unica « mensa » della Parola e del Corpo del Signore. Se la mensa è una, le regole della mensa devono essere le stesse. Per captare il messaggio di Dio e per viverlo abbiamo quindi bisogno di un'unica metodologia, che ci aiuti a penetrare nella sua globalità, vivendo, come concentrata nel presente, la storia nella sua dimensione passata e in quella futura.

La tipologia, essenziale per avvicinarci al Mistero
A questo punto la tipologia ci appare non meno essenziale del memoriale per avvicinarci al Mistero. Essa non è un metodo di lettura arbitrario, non è una trovata di scuola; essa è quel modo di leggere la Scrittura che il suo stesso contenuto richiede, che è connaturale alla Parola di Dio. Non c'è lettura di fede che possa prescindere dalla tipologia; non c'è lettura che voglia veramente scrutare il Mistero e penetrare in esso (e non solo studiare la Bibbia), che possa farsi senza la tipologia, così come la celebrazione dello stesso Mistero non può farsi che nel memoriale.
Però come il memoriale ci fa vivere l'evento celebrativo presente, attualizzando il passato e aprendo le porte alla speranza escatologica, così la tipologia deve essere a tre tappe perché possa essere veramente un aiuto ad avvicinarci a quella Parola in cui Dio manifesta se stesso.
Non possiamo purtroppo non riconoscereche non è stato questo l'uso che per lo più se ne è fatto e se ne fa tuttora, con conseguenze teologiche e pratiche assai gravi: un affievolimento della speranza, una perdita di dinamismo nell'attesa dei « cieli nuovi e della terra nuova », e purtroppo la nascita della teologia della sostituzione, con tutto ciò che di tragico essa ha portato.
Le reazioni quindi alla menzione della tipologia nei « Sussisi » sono giustificate sul piano dell'uso che di essa si è troppo spesso fatto; ma vanno riviste in una visione più chiara e più vera di quello che la tipologia realmente è. Nella speranza che una migliore visione porti a un migliore uso di essa.

 
Webmaster
© SIDIC Roma 1997-2007