Non
è per caso che questo fascicolo sui Sussidi,
curato dal Centro Sidic di Roma, porta in copertina
una delle immagini più belle dello storico
incontro tra Giovanni Paolo II e il Rabbino capo di
Roma in occasione della visita del primo alla Sinagoga
il 13 aprile 1986. Una tale visita, mentre segna un
nuovo passo della Chiesa cattolica nel riconoscimento
del “fratello maggiore”, esprime nella
maniera più eloquente e suggestiva il modo
nuovo di rapportare — nel campo della catechesi
e della predicazione — ebrei e cristiani, ebraismo
e cristianesimo: due popoli e due mondi chiamati a
“darsi la mano” e “tenersi per mano”
e che solo così — “dandosi e tenendosi
per mano” — dànno ambedue il meglio
di sé e si arricchiscono reciprocamente.
Preparato e reso possibile da Giovanni XXIII (nella
sua sorprendente benedizione ad un gruppo di ebrei
una mattina di sabato trovandosi a passare vicino
la sinagoga) e da Giovanni Paolo Il (nel suo incontro
con Toaff nel 1981, in occasione della sua visita
pastorale alla chiesa s. Carlo in Cattunari, vicino
la sinagoga), l'abbraccio del 13 aprile tra il Santo
Padre e il Rabbino capo di Roma deve restare scolpito
sugli occhi e nel cuore dei predicatori e dei catechisti
derivando — dalla sua forza simbolica —
ulteriori motivazioni e stimoli “per una corretta
presentazione degli ebrei e dell'ebraismo”.
Nel suo discorso, rivolto con sincerità e
coraggio al S. Padre, il Rabbino Toaff così
si esprimeva:
Quanti operano nel settore della
pastorale, della predicazione e della catechesi sono
chiamati ad essere i primi tra “i tanti uomini
e donne” che si impegnano perché —
nel campo così delicato della trasmissione della
fede — “siano superati i vecchi pregiudizi
e si faccia spazio al riconoscimento sempre più
pieno di quel vincolo e di quel comune patrimonio spirituale
che esistono tra ebrei e cristiani”.