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Note concerning the papal Motu Proprio "Summorum Pontificum" and its repercussions in Jewish-Christian Relations

WORD (80 kb): Italian | Spanish
Ombretta Pisano*
 

Il 7 luglio 2007 Papa Benedetto XVI emana una Lettera Apostolica Motu Proprio, la 'Summorum Pontificum' con la quale liberalizza l'uso del Messale pubblicato da Giovanni XXIII nel 1962 (e con esso anche altri libri liturgici come il Breviario, il Rituale, ed il Pontificale). Tale provvedimento nasce sulla scia di quanto già parzialmente fatto da Giovanni Paolo II con il Motu Proprio 'Ecclesia Dei' nel 1988. La pubblicazione del documento ha suscitato una vastissima eco, anche perché già da tempo largamente annunciata [1] .

Tra i primi ad esprimere ufficialmente i propri timori per le ripercussioni nell'ambito delle relazioni ebraico-cristiane sono i membri del gruppo di discussione 'Ebrei e Cristiani' del Comitato dei Cattolici Tedeschi. In occasione della Pasqua 2007 pubblicano un documento [2] , in cui esprimono tre obiezioni: il ristabilimento della vecchia preghiera 'pro conversione Iudaeorum' della liturgia del Venerdì Santo, in aperta contraddizione con i documenti del Concilio Vaticano II riguardanti le relazioni con gli ebrei; il ritorno al vecchio Lezionario, con il suo ridotto numero di letture bibliche rispetto al nuovo ed il pericolo di un nuovo 'marcionismo'; la teologia soggiacente alla vecchia liturgia, in contraddizione con i documenti conciliari 'Lumen Gentium' e 'Nostra Aetate'. Infine, il gruppo denuncia il pericolo di frattura nel dialogo ebraico-cristiano che tale iniziativa può provocare ed il danno agli sforzi personali e teologici fatti nel corso di decenni per promuovere la visione conciliare.

Il documento citato riassume bene le questioni che, da varie parti, sono state sollevate anche dopo la pubblicazione del documento Papale. Va, comunque, tenuto presente che la questione delle espressioni problematiche per le relazioni con gli ebrei, di cui questa nota si occupa, è solo una tra quelle sorte dal mondo cattolico riguardo all'iniziativa Papale, tra le quali vi è anche una quantità di questioni 'interne' alla Chiesa che qui non verranno sollevate.

La preghiera del Venerdì Santo nel Messale del 1962

Il Messale Tridentino, espressione della fede dei credenti e riflesso della teologia cattolica dei tempi, contiene espressioni che oggi suonano male alla luce del progresso fatto nelle relazioni ebraico-cristiane (anche il Breviario non è immune dall'uso di espressioni controverse, anche se non lo trattiamo in questa sede). Questa coscienza è emersa già prima del Concilio Vaticano II. Papa Giovanni XXIII, infatti, sensibile alla questione ebraica, si adoperò attivamente per la soppressione di tali espressioni, la più famosa delle quali era contenuta soprattutto nell'ottava Preghiera Universale della liturgia del Venerdì Santo [3] .

La prima ad essere soppressa fu la formula 'Preghiamo per i giudei infedeli' ('Oremus et pro perfidis iudaeis'). L'aggettivo 'perfides' in latino aveva semplicemente il significato di 'non aderente alla fede cristiana' ('infedele'); tuttavia, l'uso fatto dalle lingue moderne del termine, spesso mal tradotto, ne ha fatto un termine dal significato assai negativo. Avendo, Giovanni XXIII, compreso pienamente la necessità di evitare che un tale linguaggio potesse causare malessere agli ebrei e suscitare sentimenti antisemiti, decise, nel 1959, di sopprimere l'aggettivo. Si narra che vi tracciò sopra un tratto di penna. Non è chiaro il modo in cui questa modifica è stata comunicata. Si parla di una lettera circolare del Vicariato di Roma datata al 21 marzo e di una lettera da parte della Congregazione per i Riti datata al 5 luglio [4] . Da queste informazioni, ci pare di dover dedurre che la disposizione fu comunicata prima alle chiese di Roma (lettera del Vicariato), probabilmente come atto del Vescovo di Roma per i sacerdoti della sua Diocesi, e poi al resto delle Chiese nel mondo (lettera della Congregazione). Purtroppo risulta difficile avere il testo di questi documenti. Chi ha inviato la lettera a chi? Con quale contenuto? La lettera conteneva solo la comunicazione della soppressione o qualcosa di più sul nuovo uso? [5] Sarebbe auspicabile che il testo di tali comunicazioni fosse recuperato, in modo da chiarire la questione. In ogni modo, da allora, nei testi latini della preghiera del Venerdì Santo, l'aggettivo non appare più [6] .

Tuttavia, la questione della preghiera andava al di là dell'espressione 'perfidis'. Innanzitutto era 'per la conversione degli ebrei', poi si riferiva ad essi come a coloro che hanno il 'cuore velato', che sono un 'popolo accecato' e che vive 'nelle tenebre'. Ebbene, tale formula resta invariata nel Messale in latino del 1962, come si vede dallo schema riportato sotto. Sarà mutata parzialmente solo a partire dal 1965, con il Concilio ancora in corso.

Fu, infatti, il 9 marzo di quell'anno che la Congregazione per i Riti emanò il Decreto per la pubblicazione delle "Variationes in Ordinem hebdomadae sanctae inducendae" [7] . La pubblicazione dell'opuscolo contenente le Variazioni fu comunicata da Annibale Bugnini, segretario della Congregazione per i Riti, nell'Osservatore Romano del 19 marzo dello stesso anno. Lo stesso Bugnini riconobbe la pena di dover "ritoccare dei testi tanto venerabili che nel corso dei secoli hanno alimentato la pietà cristiana con tanta efficacia… non è facile ritoccare dei capolavori letterari la cui forma ed espressione possono difficilmente essere superate". Tuttavia si trattava di una fatica che andava affrontata perché "la preghiera della Chiesa non fosse motivo di malessere spirituale per nessuno". A proposito dell'orazione per gli ebrei (viene rimarcato che si tratta del titolo attuale della preghiera, che va a sostituire l'antico "Per la conversione dei Giudei") viene presentato il testo completamente rifatto

L'esame di tre edizioni del Messale del 1962 e le modifiche del 1965

 

Messale quotidiano dei fedeli, a cura di J. Feder, ed. ital. A cura di A. Bugnini, 1963

Missale Romanum anno 1962 promulgatum, Ristampa a cura di C. Johnson e A. Ward, C.L.V. - Ed. Liturgiche, 1994

Messale Romano Latino - Italiano per le domeniche e feste, LEV, imprim.: 12 marzo 1965

Variationes in Ordinem hebdomadae sanctae inducendae: (9 marzo  e 19 marzo 1965)

8. 8. Pro conversione Iudaeorum 8. Pro conversione Iudaeorum 8. Pro Iudaeis.
Oremus et pro Iudeis: ut Deus et Dominus noster auferat velamen de cordibus eorum; ut et ipsi agnoscant Iesum Christum Dominum nostrum. Oremus et pro Iudeis: ut Deus et Dominus noster auferat velamen de cordibus eorum; ut et ipsi agnoscant Iesum Christum Dominum nostrum. Oremus et pro Iudeis: ut Deus et Dominus noster auferat velamen de cordibus eorum; ut et ipsi agnoscant Iesum Christum Dominum nostrum. Oremus et pro Iudaeis: ut Deus et Dominus noster faciem suam super eos illuminare dignetur; ut et ipsi agnoscant omnium Redemptorem, Iesum Christum Dominum nostrum.

Omnipotens sempiterne Deus, qui Iudaeos etiam a tua misericordia nos repellis: exaudi preces nostras, quas pro illius populi obcaecatione deferimus: ut agnita veritatis tuae luce, quae Christus est, a suis tenebris eruantur

Omnipotens sempiterne Deus, qui Iudaeos etiam a tua misericordia nos repellis: exaudi preces nostras, quas pro illius populi obcaecatione deferimus: ut agnita veritatis tuae luce, quae Christus est, a suis tenebris eruantur

Omnipotens sempiterne Deus, qui Iudaeos etiam a tua misericordia nos repellis: exaudi preces nostras, quas pro illius populi obcaecatione deferimus: ut agnita veritatis tuae luce, quae Christus est, a suis tenebris eruantur

Omnipotens sempiterne Deus, qui promissiones tuas Abrahae et semini eius contulisti: Ecclesiae tuae preces clementer exaudi; ut populus acquisitionis antiquae ad Redemptionis mereatur plenitudinem pervenire.

8. Per la conversione degli ebrei   - 8. Per gli ebrei
Preghiamo anche per i Giudei infedeli, affinché il Signore Dio nostro tolga il velo dai loro cuori ed essi pure, con noi, riconoscano Gesù Cristo Signor nostro   Preghiamo per gli ebrei: il Signore Dio nostro si degni di far risplendere su di loro il suo volto, perché riconoscano anch'essi il Redentore di tutti, Gesù Cristo nostro Signore. Preghiamo per gli ebrei: il Signore Dio nostro si degni di far risplendere su di loro il suo volto, perché riconoscano anch'essi il Redentore di tutti, Gesù Cristo nostro Signore.

Dio onnipotente ed eterno, che non rigetti nella tua misericordia neppure i Giudei infedeli, esaudisci le preghiere che ti rivolgiamo per questo popolo accecato perché, riconoscendo la luce della tua verità, che è Cristo, sia strappato dalle sue tenebre

 

O Dio onnipotente ed eterno che ad Abramo e alla sua discendenza hai fatto le tue promesse, ascolta con bontà la preghiera della tua chiesa, perché quello che un tempo fu il tuo popolo eletto, possa giungere alla pienezza della Redenzione

O Dio onnipotente ed eterno che ad Abramo e alla sua discendenza hai fatto le tue promesse, ascolta con bontà la preghiera della tua chiesa, perché quello che un tempo fu il tuo popolo eletto, possa giungere alla pienezza della Redenzione

 

Come si vede dallo schema, il latino è uniforme, mentre vi è difformità nelle traduzioni in italiano. In tutti e tre i casi, il titolo della preghiera è 'Per la conversione degli ebrei'. Riguardo al contenuto, nella prima edizione riportata, quella di Feder, il latino è addirittura più aggiornato dell'italiano, che riporta nuovamente l'aggettivo 'infedeli', mentre nell'edizione approvata il 12 marzo del 1965 (tre giorni dopo il Decreto  "Variationes in Ordinem hebdomadae sanctae inducendae" e appena una settimana prima dell'annuncio della pubblicazione dell'opuscolo con i testi modificati apparso su L'Osservatore Romano del 19 marzo) il testo latino resta quello vecchio e la modifica appare solo nella traduzione. Alla preghiera sarà data la formulazione attuale nel Messale di Paolo VI del 1970

 
Missale Romanum, Typis Polyglottis Vaticanis, 1970

6. Pro Iudaeis

Oremus et pro Iudaeis, ut, ad quos prius locutus est Dominum Deus noster, eis tribuat in sui nomini amore et in sui foederis fidelitate proficere.

Omnipotens sempiterne Deus, qui promissiones tuas Abrahae eiusque semini contulisti, Ecclesiae tuae preces clementer exaudi, ut populus acquisitionis prioris ad redemptionis mereatur plenitudinem pervenire

6. Per gli ebrei

Preghiamo per gli ebrei: Il Signore Dio nostro, che li scelse primi fra tutti gli uomini ad accogliere la sua parola, li aiuti a progredire sempre nell'amore del suo nome e nella fedeltà alla sua alleanza

Dio onnipotente ed eterno, che hai fatto le tue promesse ad Abramo e alla sua discendenza, ascolta la preghiera della tua Chiesa, perché il popolo primogenito della tua alleanza possa giungere alla pienezza della redenzione

 

Le questioni aperte e le disposizioni del Motu Proprio

Da questa breve disamina, appare chiaro che il testo latino del Messale del 1962 oggetto del Motu Proprio di Benedetto XVI riporta ancora le formulazioni controverse riguardanti la preghiera del Venerdì santo, fatta eccezione per l'aggettivo 'perfidis'. Un problema, quindi c'è. Il legittimo fiorire di domande e l'insorgere di qualche paura si possono comprendere. In che modo si è evitato che quelle espressioni che la riforma liturgica ebbe cura di rimuovere ritornino, attraverso l'uso abituale del Messale del 1962, a informare la vita liturgica e cristiana delle fasce di fedeli interessate all'iniziativa, rischiando di pregiudicare ulteriormente la già difficile opera rivolta da quarant'anni alla formazione delle nuove generazioni di cattolici, laici e presbiteri? La formulazione delle preghiere, la mancanza dell'ascolto della Parola di Dio nella ricchezza proposta dal nuovo Messale, un progressivo venir meno della coscienza dell'unione tra i due Testamenti e delle radici ebraiche del cristianesimo, in un'epoca in cui la formazione permanente degli adulti è ancora tanto poco diffusa e l'unica occasione di evangelizzazione è data dalla frequenza domenicale della liturgia, cosa produrrà in quelle fasce di fedeli? Quali risposte dare ai timori espressi da più parti, cattoliche in primo luogo e anche ebraiche?

Non resta che interrogare i due testi Papali, il Motu Proprio e la Lettera ai vescovi in occasione della pubblicazione della lettera apostolica "motu proprio data"  'Summorum Pontificum' del 7 luglio 2007,  per vedere quali misure sono prese per arginare tali rischi.

Il primo rilievo riguarda la dichiarazione, rimarcata sia nella Lettera che nel Motu Proprio, secondo cui il Messale di Paolo VI "è e rimane la forma normale - la forma ordinaria - della Liturgia Eucaristica", mentre il Messale di Giovanni XXIII pubblicato nel 1962 può essere usato come forma straordinaria. Ciò significa che l'impatto effettivo del Messale del 1962 dovrebbe mantenersi piuttosto ridotto. Oltre a ciò, l'affermazione ha un valore di principio, in quanto implicitamente afferma ciò che viene ribadito chiaramente in seguito dal Papa stesso: che chi aderisce all'uso del Messale antico non può escludere la celebrazione secondo i libri nuovi, per conservare la piena comunione ecclesiale; "Non sarebbe infatti coerente con il riconoscimento del valore e della santità del nuovo rito l'esclusione totale dello stesso".

In secondo luogo, proprio in merito alla liturgia del Venerdì Santo, l'articolo 2 del Motu riguardante le messe celebrate senza popolo, sembra non consentire l'utilizzo del Messale antico durante i giorni del Triduo Sacro pasquale: "Nelle messe celebrate senza il popolo, ogni sacerdote cattolico di rito latino, sia secolare sia religioso, può usare o il Messale Romano promulgato da Papa Giovanni XXIII o il Messale Romano promulgato da Papa Paolo VI nel 1970, e ciò in qualsiasi giorno, eccettuato il Triduo Sacro. Per tale celebrazione secondo l'uno o l'altro Messale il sacerdote non ha bisogno di alcun permesso, né della Sede apostolica, né del suo ordinario" [8] . La formulazione di questo articolo non è chiarissima.

Questa disposizione mette al riparo dall'utilizzo liturgico della preghiera per gli ebrei nelle celebrazioni in cui è presente il solo sacerdote, ma dall'altra non chiarisce cosa succede nelle messe con il popolo.

Dalla Lettera ai vescovi si possono trarre altre due indicazioni importanti. La prima è che nell'intento di mostrare l'armonia tre le due forme del Rito Romano, Benedetto XVI sembra alludere ad un futuro processo di armonizzazione anche nei testi, attraverso un reciproco arricchimento: "Nel vecchio Messale potranno e dovranno essere inseriti nuovi santi ed alcuni nuovi prefazi. La Commissione 'Ecclesia Dei' in contatto con i diversi enti dedicati all' 'usus antiquior' studierà le possibilità pratiche" [9] .

La seconda indicazione che emerge dalla Lettera ai vescovi, viene dall'invito loro rivolto di "scrivere alla Santa Sede un resoconto sulle vostre esperienze, tre anni dopo l'entrata in vigore di questo Motu Proprio" per cercare rimedi nel caso di difficoltà sopravvenute. Questo invito lascia le porte aperte ad un'azione collegiale sull'argomento che può senz'altro contribuire ad evitare danni od abusi. Come opportunamente fa notare il liturgista Manlio Sodi in un'intervista a Zenit del 16 luglio 2007 [10] , si tratta di problemi che alla fine toccano solo alcuni gruppi; "è la gestione di queste situazioni singole o di gruppi di persone che si fa problematica". Ci si attende, quindi, una gestione saggia della questione.

Per concludere, la sollecitudine mostrata da Papa Benedetto XVI nei riguardi dei gruppi scismatici e dei cattolici legati alla liturgia preconciliare è certamente degna di ammirazione. Non si può non pensare, però, alle conseguenze eventuali e alle ripercussioni sui fronti cruciali dell'odierna teologia conciliare: quello del dialogo con gli ebrei, con i non credenti e con le altre religioni; quello della pastorale biblica (in particolare del rapporto tra Antico e Nuovo Testamento e delle radici ebraiche del Cristianesimo), quello dell' ecclesiologia. La questione, come riconosce lo stesso Benedetto XVI nella Lettera i vescovi, va al di là della celebrazione in latino.

Per quel che riguarda le questioni esaminate in questo studio, si può terminare formulando qualche auspicio. Innanzitutto che l'apertura alla possibilità di armonizzare i due Messali consenta di provvedere allo studio di una ristampa che contenga la revisione del testo controverso, anche per evitare il proliferare di edizioni 'fai-da-te'. Sarebbe, questo, un segnale importantissimo anche verso i gruppi più riottosi nel recepire l'attitudine della Chiesa cattolica verso gli ebrei. In secondo luogo, un chiarimento da parte del Pontefice in merito al punto 2 del Motu Proprio, riguardante le condizioni per le celebrazioni del Triduo Pasquale [11].

In tal senso il cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone, in una conferenza stampa del il 18 luglio 2007, ha ammesso la possibilità che si studi di togliere la preghiera controversa per sostituirla con quella usata nel Messale del 1970 [12].

19 luglio 2007

 

*Ombretta Pisano è Teologa biblista e documentalista presso il SIDIC-Roma (Service International de Documentation Judéo-Chrétienne) - document.roma@sidic.org
 

[1] Già il 29 novembre 2006 l'Arcidiocesi di Genova faceva circolare delle "Precisazioni in merito ad una eventuale promulgazione di 'Motu Proprio' per facilitare l'applicazione dell'Indulto sull'uso del Messale così detto di San Pio V". Il testo è reperibile su internet in: <www.diocesi.genova.it>.

[2] Testo reperibile in internet, in tedesco: "Störung der christlich-jüdischen Beziehungen. Zur Wiedereinführung des tridentinischen Ritus", file pdf scaricabile da www.zdk.de ed in traduzione inglese: www.bc.edu.

[3] Va notato che la revisione ha riguardato anche altre orazioni, non solamente la preghiera per gli ebrei.

[4] Hoch, Marie-Thérèse - Dupuis, Bernard (a cura di) Les Eglises devant le Judaïsme. Documents officiels: 1948-1978, Paris, Cerf, 1980, p. 351. " Il “motu proprio” non ristabilirà alcuna formula antisemita", <www.zenit.org>, 6 luglio 2007.

[5] Della 'Circolare' del Vicariato si ha traccia solo nel Registro del Protocollo generale. Qui è indicato che è stata ricevuta, in data 21 marzo 1959, a firma del Card. Cicognani, Prefetto della Congregazione per i Riti, una lettera relativa alla preghiera per i giudei nella liturgia del venerdì santo, ma il testo risulta purtroppo irrintracciabile.

[6] E' da notare che ancora nel 1963, tali disposizioni non paiono ancora assimilate: il Venerdì Santo di quell'anno, durante la solenne celebrazione presieduta da Giovanni XXIII, fu erroneamente letto il vecchio testo. Il Papa interruppe la liturgia e fece ricominciare daccapo l'intera Preghiera Universale che infine fu letta con il testo riformato.

[7] Enchiridion Vaticanum, 2: Documenti ufficiali della santa Sede, 1963-1967, EDB, 1979, n. 389.

[8]   "In Missis sine populo celebratis, quilibet sacerdos catholicus ritus latini, sive saecularis sive religiosus, uti potest aut Missali Romano a beato Papa Ioanne XXIII anno 1962 edito, aut Missali Romano a Summo Pontifice Paulo VI anno 1970  promulgato, et quidem qualibet die, excepto Triduo Sacro. Ad talem celebrationem secundum unum alterumve Missale, sacerdos nulla eget licentia, nec Sedis Apostolicae nec Ordinarii sui."

[9] Il corsivo è dell'autrice.

[10] L'intervista è apparsa in due parti nel Servizio Quotidiano di Zenit, il 16 ed il 17 luglio col titolo: "Summorum Pontificum": tra 'desideri espressi e timori fondati'.

[11] Si tratta della rispettosa richiesta da parte dell'American Jewish Committee che ha reagito con queste parole alla pubblicazione della 'Summorum Pontificum': "Riconosciamo che la liturgia della Chiesa è questione interna al Cattolicesimo e che questo Motu Proprio di Papa Benedetto XVI si basa sul permesso già dato dal Papa Giovanni Paolo II nel 1988; perciò, in linea di principio, non c'è niente di nuovo. Comunque siamo naturalmente coscienti dell'impatto che un uso diffuso della liturgia tridentina può generare sul modo di percepire e di trattare gli ebrei. Apprezziamo che il Motu Proprio limiti l'uso della messa latina nei giorni antecedenti la Pasqua, per ciò che attiene alla liturgia del Venerdì Santo riguardante gli ebrei. Ma poichè non è ancora chiaro che tale disposizione si applica a tutte le situazioni, abbiamo invitato il Vaticano a contraddire le implicazioni negative che alcuni, nelle comunità ebraiche e oltre, hanno tratto riguardo al Motu Proprio".

[12] Secondo il comunicato riferito dall'agenzia Reuters, il card. Bertone, aggiunge infine che "questo risolverebbe tutti i problemi", facendo pensare alla sostituzione del testo della vecchia preghiera con quello nuovo. In realtà, con una sottile, ma significativa differenza rispetto al comunicato Reuters, il quotidiano cattolico Avvenire (www.avvenire.it, edizione del 19 luglio) riferisce l’intera frase di mons. Bertone su questo punto: "Tuttavia all'articolo 2 del Motu proprio si prevede che il Messale non venga utilizzato in forma privata durante il Triduo pasquale, per cui in realtà «l'osservanza del documento risolverebbe già tutti i problemi»". Quest'ultima espressione, che si riferisce invece all'osservanza dell'art. 2 del Motu Proprio, ci riporta all'ambiguità dell'articolo stesso riguardo alle sole celebrazioni senza popolo. In questa prospettiva, non si risolve alcun problema con l'osservanza di tale articolo. Purtroppo, il testo dell'intervista integrale non è reperibile. Sono accessibili solo parziali comunicati stampa. In italiano è disponibile su: http://today.reuters.it. In inglese il comunicato è riportato dal quotidiano israeliano Haaretz: www.haaretz.com

 
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